L’impresa per mare di Antonio Bussanich: da Lussingrande fino a Capo di Buona Speranza
Fu il primo capitano dell’Adriatico a doppiare nel 1843 il Capo di Buona speranza. Un viaggio di 100 giorni da Trieste a Bombay a bordo di un bark austriaco che spianò la strada e fruttuose relazioni commerciali con le Americhe e l'Oriente

La storia della navigazione adriatica rimane, al di fuori del cerchio degli appassionati e degli storici specializzati, ancora tutta da conoscere: pesa in particolare l'uso strumentale che se ne è fatto nel Novecento dove anche le figure più lontane e aliene da ogni orientamento nazionale sono state trasformate in santini della propaganda. Scrutando invece il mare della storia marittima si colgono, prima del Secolo Breve, profili di capitani, esploratori e avventurieri degni di Joseph Rudyard Kipling. Molti capitani di mare giunsero dall'Istria, dal Quarnero e dalla Dalmazia; in particolare una patria fertile per figure oggigiorno dimenticate era l'isola di Lussino e specie la minuscola Lussingrande.
Le prime tracce della navigazione lussignana compaiono già nel Medioevo, ma è dal XVIII secolo e in particolare nella prima metà del XIX secolo che Veli Lošinj crebbe in via straordinaria. Furono proprio i capitani di mare a garantire la ricchezza dell'isola, generando un effetto a catena sull'economia locale, con la costruzione di alcuni dei più raffinati cantieri navali del primo Ottocento. In questo contesto i capitani lussignani iniziarono a praticare il commercio con le Americhe e presto, specie nella prima metà dell'Ottocento, acquisirono fama di esperti navigatori transoceanici, con un'imponente flotta che, caso più unico che raro, era costruita direttamente in loco dai lussignani stessi.
Quando ormai i motori a vapore e gli scafi in ferro iniziavano ad essere diffusi, i lussignani costruivano ancora impressionanti quantità di navi di legno: nel solo 1868 vennero varati ben sedici vascelli. Furono questi i decenni “gloriosi” quando, dall'isola del Quarnero, intere dinastie di capitani e ufficiali marittimi resero grande l'Austria, con nomi noti ancora oggi come i Cosulich, i Martinolich, i Gerolimich.
La fondazione, nel 1855, di una “Imperialregia scuola nautica” certificò questo stato di fatto e permise, verso la fine del secolo, il doppio passaggio alle Agenzie Marittime e, ad esempio per i Cosulich, al mondo della cantieristica industriale e della finanza.
In quest’ambito, fin dai primi anni, la città di Trieste svolse un ruolo di naturale faro a cui puntare, tanto a livello di affari, quanto di formazione; senza trascurare come fosse banalmente scalo di partenza e arrivo per le traversate transoceaniche.
Il professor Melchiade Budinich, scrivendo coi suoi "Cenni storici" proprio per la Scuola nautica lussignana in età vittoriana, precisamente nell’anno scolastico 1892-1893, accenna in tal senso a una figura di capitano di mare oggigiorno dimenticata, ma protagonista nella prima metà dell'Ottocento di un primato assoluto per Trieste e in generale per l'Adriatico orientale. Ci si riferisce al Capitano Antonio G. Bussanich, il cui antenato, decenni prima, aveva già compiuto un mitico viaggio fino ad Arkhangelsk nella Russia moscovita, primo uomo dell'Adriatico a tentare una simile avventura. Il discendente Bussanich, sempre di Lussingrande, fu il primo capitano dell'Adriatico in assoluto a doppiare il difficile Capo di Buona Speranza, spesso agitato dalle tempeste.
Col bark austriaco "Joachim", di proprietà del Cavaliere Caliman Minervi di Trieste, Bussanich partì proprio da quest'ultima città nel 1843 con una parte del carico; poi fece sosta a Livorno dove riempì definitivamente la stiva. Ripartito per il suo viaggio, Bussanich costeggiò senza difficoltà il continente africano, superò il Capo e giunse a Bombay, all'epoca sotto il controllo della britannica Compagnia delle Indie Orientali. Qui rivendette, con buon profitto, il suo carico e ripartì in patria, attraccando «dopo un viaggio felice di 100 giorni» a Malta; penultima sosta prima di rientrare in porto a Trieste.
L'impresa di Alessandro Bussanich destò all'epoca scalpore nel piccolo Adriatico, alieno dalle grandi imprese di portoghesi, italiani e spagnoli dei secoli precedenti. Il governo gli conferì «la medaglia d'oro del merito civile con nastro» e anche «le Camere assicuratrici onorarono di un dono il bravo capitano».
L'impresa del lussignano partito e finanziato dalla città di Trieste spalancò un oceano (letterale) di possibilità per i capitani quarnerini che, nei decenni successivi, intrecciarono una fitta rete di relazioni commerciali con le Americhe e l'Oriente.
I lussignani, in quest'ambito, mantennero i primati dei Capi doppiati: nel 1834, dieci anni prima, il Capitano Pietro G. Leva, col brigantino "Ferdinando re d'Ungheria", costruito a Trieste, aveva già raggiunto dopo 125 giorni di navigazione Valparaíso e l'America del Sud, di nuovo utilizzando lo scalo asburgico come base di partenza. Si trattò del primo capitano dell'Adriatico che doppiava il Capo Horn; e come sarebbe successo con Bussanich fu insignito dall'imperatore Ferdinando "della grande medaglia d'oro del merito civile con nastro". Il capitano Leva, in successivi viaggi, giunse fino a Lima, «studiandosi così con generoso ardimento e non lievi sacrifizii di iniziare una vicendevole attività commerciale in quella parte del nuovo mondo».
Questo patrimonio di capitani e ufficiali, di macchinisti e marinai sopravvisse alle rivoluzioni industriali e confluì nel mare magnum degli armatori, agenti marittimi e spedizionieri del nuovo secolo che tutt’oggi, tra Trieste e Monfalcone, popola le sigle e i cognomi di famiglie e imprese locali.
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