Ascanio Celestini racconta il ritorno di Gesù sulla terra

In un appartamento di periferia di una città qualunque un uomo, cieco, passa il suo tempo a osservare la realtà. Dice di essere Gesù Cristo e si fa descrivere il mondo - le persone, le strade, il...

In un appartamento di periferia di una città qualunque un uomo, cieco, passa il suo tempo a osservare la realtà. Dice di essere Gesù Cristo e si fa descrivere il mondo - le persone, le strade, il cielo, il traffico - dal suo amico Simon Pietro: colui che guarda al posto suo ma anche colui che ascolta, secondo la radice ebraica del suo nome, 'shama’, che significa ascoltare. Ascanio Celestini ha provato a immaginare come sarebbe, cosa farebbe e cosa penserebbe Gesù se tornasse sulla Terra nel suo nuovo spettacolo, “Laika”, che debutta al Romaeuropa Festival domani al Teatro Vascello (repliche fino a domenica 15). Con il suo sguardo critico ad alta tensione, Celestini ci porta in un monolocale di periferia, con vista sul parcheggio di un supermercato: lì troviamo Gesù, mandato tra gli uomini non per salvarli, non per redimerli, ma solo per osservarli. Proprio per questo è cieco e a raccontargli quello spicchio asfaltato di mondo che si può vedere dalla finestra è l'apostolo Pietro (interpretato dalla voce fuori campo di Alba Rohrwacher). A simboleggiare la cecità di chi può osservare il mondo solo attraverso gli occhi di un altro, il monolocale è del tutto spoglio e si sente solo la voce di Pietro: la mancanza della vista umana diventa così la condizione per acquisire la vera vista, come Edipo.

Accompagnato dalla fisarmonica di Gianluca Casadei, Celestini narra come il crollo delle ideologie stia erodendo anche le religioni, osservandole attraverso gli occhi senza vista di un povero Cristo.

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