A Book Week la rivoluzione dolce del libro nel tempo di Internet
Crescono festival, saloni e appuntamenti culturali. Giovani protagonisti autori a contatto col pubblico. La scrittura come spazio di cittadinanza e di ritorno alla verità: unisce le persone in piazze fisiche e dialoghi reali

“La vita o la si vive o la si scrive, io l’ho vissuta scrivendola”. La riflessione di Pirandello aiuta a capire il rapporto stretto tra scrittura ed esistenza. Nel libro questo rapporto si materializza, creando comunità. È facile accorgersene se si guarda al successo degli appuntamenti che mettono i libri in primo piano.
I visitatori del Salone di Torino hanno toccato livelli record (254.000 circa quest’anno), andando oltre i numeri di Francoforte. Non bastano la curiosità o il semplice desiderio di viaggiare, per spiegare la sete di partecipazione. I nativi digitali pur avendo adottato nuovi canoni di ricerca e di acquisizione della conoscenza, non hanno perso l’amore per la scrittura, fonte di progresso e di affermazione del “diritto alla città”.
Una rotazione esistenziale
Siamo dentro una rotazione esistenziale, di cui il digitale è solo una parte e neanche quella preponderante. Nel divenire che ci travolge, i ragazzi sono i veri protagonisti col loro modo originale di leggere il mondo, di raccontarlo, di stabilire un’etica del discorso. Presenziano per formulare una richiesta diretta agli autori: date un “peso alle parole”, così da aiutarci a ritrovare una radice di verità, che dia valore al dibattito pubblico che, disancorato dai fondamenti del sapere, rischia di evaporare. Per questo è importante avere vicino narratori, scrittori filosofi. Per almeno provare a fare domande. Per ricostruire l’agorà.
Lo si è visto in una Trieste traboccante di visitatori, attratti dal fitto calendario di voci prestigiose, che hanno illuminato il profilo intellettuale della città che nel secolo scorso si identificava in autori immersi nella dimensione mitteleuropea come Italo Svevo. Oggi negli scritti di Claudio Magris e Paolo Rumiz riemerge quella complessa identità dei territori di frontiera che Gorizia vive e sperimenta ogni giorno, cittadina duplice , incrocio di culture, tradizioni letterarie, tendenze.
Da volume ad evento
Il libro si è fatto evento, i giovani lo animano esercitando con libertà lo spazio dialettico, autentica riserva di democrazia e di civiltà in un mondo spesso schiacciato dalla paura e dal pregiudizio. Letteratura e saggistica non sono più separabili, autori e lettori contaminano i generi provando a ripensare e a rifare il mondo, per migliorarlo con i materiali della comunicazione.
La pagina è l’ultima àncora cui appigliarsi, un antidoto alla finzione. Il romanzo è quell’opera aperta, definita con efficacia da Eco ai primordi dell’era di Internet, quando aveva già iniziato a spodestare l’autorità dello scrittore ex cathedra, riportando lo scrittore sulla terra. Amos Oz diceva che voleva osservare le scarpe dell’interlocutore per immaginare la vita che conducesse, oggi vogliamo vedere i nostri autori a tutto tondo, capire il metodo attraverso cui la parola si tramuta in scritto, capire come la scrittura inneschi quella differenza che fa compiere un salto in avanti nella visione delle cose.
Le aule universitarie sono affollate da pubblici diversi che manifestano interesse per il dibattito, gli auditorium diventano palcoscenici, ma anche gli spazi aziendali si trasformano, mentre il lavoro entra nel racconto delle trasformazioni sociali, parlando delle nostre vite.
Da oracolo a uno di noi
Lo studioso, in questa dinamica in cui umanità e professione si mescolano, è un testimonial; ha perso il tono oracolare del maitre a penser. Ora è uno di noi, in cammino verso il linguaggio. Si può spiegare così il successo di Alessandro Barbero che ci riporta a spasso nell’attualità del Medio Evo, Umberto Galimberti che si interroga sulle disavventure della verità e sul destino delle giovani generazioni nell’era della tecnica, di Aldo Cazzullo che ritesse la vita di San Francesco facendone una piece teatrale. Accade anche con il Festival della filosofia che in 20 edizioni coinvolge 3 milioni di persone. Eventi che segnano “la crisi e il riscatto della presenza”, di cui ci parlava il grande antropologo e filosofo, Ernesto De Martino: esserci, uscendo almeno per una volta dalla bolla virtuale, per ridare forza al reale dibattito.
Una forma di engagement sembra riprendere piede, dopo gli anni della post modernità e della frammentazione dei significati. Il fenomeno investe anche i premi letterari, che dal Nord al Sud dell’Italia guardano con attenzione alla tecnica del racconto, rispolverando autori del ‘900 che credevamo superati, come succede a Mistretta, città nebroidea che celebra la prosa cristallina di Maria Messina, allieva del Verga, che pratica la scrittura come una religione laica, strumento di emancipazione e di denuncia della condizione femminile.
Dai solisti al collettivo
Se autori e fruitori stanno dunque cambiano fisionomia nella web society, anche la lettura si sta trasformando da esercizio individuale a rito collettivo. Nella capitale dall’Ara pacis alle periferie, risuoneranno “Le notti bianche”. “Venite con me nelle piazze di Roma a leggere Dostoevskij, analogico e digitale, corpi e musica si mescoleranno per fare spazio a uomini miti, nel tempo della forza, alla riflessione nell’epoca della violenza che si fa legge”. Il richiamo di Alessandro Baricco è quello di vivere una dimensione inedita che aveva provato a Gorizia osservando le foto di omoni che leggevano incantati dall’improvvisa irruzione del linguaggio della musica. Il libro è infine “una rivoluzione dolce”, che si attua nel dialogo che sollecita. Proprio quel dialogo che la Treccani ha individuato come parola dell’anno, nel duplice significato che rappresenta il piacere di parlare e di conversare, ma anche non scordiamocelo, la fatica costante di comprendersi in quella complessità che ci circonda.
Massimiliano Cannata è filosofo, autore televisivo ed editorialista del Gruppo Nem; si occupa di cultura e di innovazione sociale
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