L’anima di un territorio negli sguardi nascosti di Cesare Mocchiutti

A vent’anni dalla morte dell’artista la Fondazione Carigo apre al pubblico una grande mostra delle sue opere

Alex Pessotto
L’apertura alla Carigo della mostra dedicata a Mocchiutti (foto Tibaldi)
L’apertura alla Carigo della mostra dedicata a Mocchiutti (foto Tibaldi)

La parola al protagonista: Cesare Mocchiutti. L’apertura della mostra a lui dedicata alla Fondazione Carigo è allora con un suo video nel quale conversa assieme a Sergio Altieri e Ignazio Doliach, amici di una vita prima che colleghi.

Nel filmato anche molte sue opere come quelle che, nelle sale dell’istituzione goriziana, si possono ammirare nei 110 anni della sua nascita (a Villanova dello Judrio) e nei 20 della morte (nella sua casa di Mossa). A vederle, c’è tutto il mondo dell’artista con quel legame così forte, così profondo, così intimo, con il mondo contadino, al centro dei suoi lavori. Elemento, questo, ben sintetizzato da Roberta Demartin, presidente della Fondazione: «La pittura di Mocchiutti non descrive il Friuli, ne ricostruisce l’anima».

Così, nell’allestimento curato in ogni dettaglio sfilano cacciatori e pescatori (di frodo!), beccacce, buoi e mucche, alberi di cachi, merli sui gelsi, cani, gatti e passeri. Ci sono dipinti, ma anche tecniche miste, ceramiche e tre sculture in bronzo. La scelta è estremamente attenta e, valore aggiunto, la gran parte dei pezzi è inedita, per la totalità provenienti da collezioni private: alcuni, sono della sua famiglia.

Il direttore generale della Carigo, Rossella Digiusto, oltre a parlare del rapporto con Cesare, conosciuto grazie a suo padre, legge alcune pagine di un volumetto firmato da Cesare, uscito per Campanotto, “Il bracconiere. Il suo mondo, il suo tempo”, altro strumento importante per entrare nella sua poetica; era stato Francesca Agostinelli a curarlo.

«Era un grandissimo artista e una dolcissima persona», dice di lui Cristina Feresin, che ha curato invece il percorso espositivo.

Quando parla Sergio Altieri emergono poi ricordi su ricordi: «La nostra amicizia era cominciata nel 1948, nella bottega di Gigi Castellan, a Cormòns, e con me è stato da subito molto gentile: un fratello maggiore».

Quindi, da parte di Altieri, qualche altra istantanea, indicativa della personalità, della generosità, delle passioni letterarie dell’amico. Di cui, negli ambienti di via Carducci, si può anche vedere la fotografia che gli fece Maurizio Frullani. Tra il pubblico, oltre ai rappresentanti delle istituzioni, agli addetti ai lavori, agli operatori culturali, agli appassionati, gli artisti non mancano: Mocchiutti, a lungo, era stato anche docente all’istituto d’arte “Max Fabiani”, prima che si chiamasse liceo artistico. Tutti a rendergli il giusto omaggio.

Emergono aneddoti della Gorizia che fu, con i suoi personaggi: Cesare Devetag, Nereo Battello, “Cesco” Macedonio, Ostilio Gianandrea, Angiolo Curzio Cossa, Raoul Cenisi, Mario Sartori, Edi De Nicolo, gestore del caffè Teatro, ritrovo prediletto dai pittori d’allora.

«Quello di mio padre è un mondo scomparso e, per il quale, si può anche provare qualche rimpianto – dice Franco Mocchiutti –. Non sono un critico, ma non lo ritengo un pittore realista. Le sue opere sono frutto della sua interiorità».

Ci pensa anche Enrica Mocchiutti a rievocare il rapporto con il papà, frammenti di una vita assieme e, nel volgere il nastro a ritroso, spunta il rapporto di stima tra lui e un suo allievo, Mario Di Iorio, morto prematuramente nel 1999; era del 1958.

L’intenzione, ovvio, è che “Cesare Mocchiutti. Sguardi nascosti. Figure - paesaggi - silenzi” possa allora essere un’opportunità per riscoprire un artista tra i nostri più significativi, forse anche per rileggerlo, certamente per studiarlo.

Venerdì e sabato (alle 17), come anche domenica (alle 11), Cristina Feresin permetterà di entrare nella sua produzione, tenendo delle visite guidate. Quindi, il percorso si potrà vedere negli orari di apertura dello “Smart space”: dal lunedì al venerdì dalle 16 alle 19 (visite guidate alle 16 e 17.30); sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19 (visite guidate alle 10, 11.30, 16 e 17.30). L’ingresso è gratuito.

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