Che chicca quel quaderno punk con Great Complotto e D’Eliso

Curioso fin dal formato, “Il quaderno punk 1979–1981 La nascita del nuovo rock italiano” di Fabrizio e Stefano Gilardino (Ed Goodfellas, pagg 111, euro 20), ha in allegato un cd con brani di Clito, Skiantos, Johnson Righeira, Confusional Quartet, Gaznevada, dei friulani Mercenary God, dei pordenonesi HitlerSS, 001 Cancer, Ice & The Iced e tanti altri.
Il quaderno (a quadretti) è esistito veramente: nato per uso personale, vedeva alternarsi la calligrafia dei fratelli Stefano (all’epoca dodicenne) e Fabrizio (diciottenne). Mai avrebbero immaginato che, decenni dopo, le scansioni delle pagine originali avrebbero destato l’interesse di un editore. E di conseguenza del lettore, perché – va detto subito – questo volumetto già visivamente, da sfogliare, è una chicca. «Mi chiedo un po’ sgomento che cosa (il lettore, ndr) potrà mai pensare di questi due ragazzini che, quarant’anni fa, passavano parte delle loro giornate a ritagliare, incollare e compilare ciò che avete tra le mani», afferma Fabrizio nell’introduzione, ovviamente scritta a mano.
Le prime 40 pagine sono dunque riempite con l’antico quadernone dei fratelli Gilardino: preziose schede con foto, formazione, breve storia di band come Skiantos, Gaznevada, i Decibel di Enrico Ruggeri, i Vanadium, le Kandeggina Gang di Jo Squillo, Gianna Nannini band, i Kaos Rock, Johnson Righeira, Vasco Rossi e la Steve Rogers band. Nutrito l’elenco di Pordenone con Tampax, HitlerSS, Andy Warhol’s Banana Technicolor e altri gloriosi nomi del Great Complotto e la citazione delle compilation “Why Pordenone?” e “Viva Pordenone”. Trieste compare con i Corona d’Acciaio (più noti come Steel Crown), Gino D’Eliso e i Revolver.
La percezione del successo a fine anni ’70 doveva essere molto diversa, notano gli autori stessi, se si considera che nomi come quelli dell’esordiente Vasco o della Nannini sono finiti nel quaderno punk accanto a paladini eterni dell’underground come Skiantos e Kaos Rock.
La seconda parte del libro abbandona la scrittura a mano e ospita alcune interviste del solo Stefano, che “da grande” è diventato scrittore e giornalista musicale. I Confusional Quartet ricordano quella volta in cui Mara Maionchi, dopo aver sentito la loro versione di “Volare” propose loro di usarla come sigla del Festival di Sanremo, anni in cui la piazza era il luogo di aggregazione e a Bologna (“un paesone travestito da capitale culturale”) incontravano Andrea Pazienza, Oderso Rubini, i Gaznevada; le Clito raccontano come nacque il primo gruppo punk al femminile made in Italy e come finirono ne “La città delle donne” di Fellini. E poi ancora interviste a No Submission/Wax Heroes, Dirty Actions, Jumpers/198X. Un’appassionata testimonianza di un’epoca che sembra lontana anni luce, in cui l’informazione musicale passava dai ritagli di giornale, il passaparola e gli appunti a penna su fogli ormai ingialliti. —
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