Chloe è un rullo, Nicky la scapestrata E sono tutto fuorché sorelle perfette

Nulla è come sembra. Anche se... Alafair Burke torna in libreria con “Sorelle sbagliate” (Piemme, 299 pagg, euro 19,50) e lo fa con un thriller che tiene inchiodato il lettore fino all’inattesa rivelazione finale. Anzi, fino alla doppia rivelazione finale. Entrambe assolutamente inattese (anche se, magari, un indizio piccolo piccolo era stato buttato lì, ma che avesse un suo perché, ovviamente, lo si capisce solo dopo).
Non solo. Se è vero che Alafair Burke costruisce una trama praticamente perfetta sotto il profilo tecnico, con una storia che rapisce, con cambi di ritmo attentamente calibrati e con un finale che si svela all’improvviso lasciando quel senso di sbigottimento che poi ti fa rimanere con il libro in mano a farti mille domande, è altrettanto vero che poi la arricchisce di sfumature con l’abilità dello chef di classe che sa trasformare anche la più banale delle ricette in un piatto che conquista.
Chloe e Nicky Taylor sono due sorelle di Cleveland. Chloe è la più giovane: quella che studia, quella che sa quello che vuole, quella che si pone delle mete e le raggiunge. Quella che ce l’ha fatta. Nicky è invece la sorella maggiore. Quella scapestrata, quella che beve e che fuma non solo sigarette, quella che combina soltanto guai. Quella che però si sposa con un procuratore distrettuale in carriera, Adam, il classico bravo ragazzo americano che si è fatto tutto da solo a colpi di borse di studio, l’uomo che ogni mamma vorrebbe nel futuro della propria figlia. Nicky sembra quindi aver messo la testa a posto, la coppia ha un figlio, Ethan, ma tempo pochi mesi scoppia. Adam allora ottiene l’affidamento esclusivo del bimbo e si trasferisce a New York, dove incontra la cognata, nel frattempo arrivata nella Grande Mela per fare la giornalista. E che carriera, ha fatto Chloe: direttrice di un periodico femminile, ricca, influente, pluripremiata.
Adam e Chloe si innamorano, vivono assieme, Ethan chiama la zia “mamma” mentre con la mamma non ha più alcun rapporto, lui lascia una procura di periferia per diventare socio di un superstudio legale. Insomma, tutto perfetto. Se non fossimo nel cuore della metropoli americana, l’immagine per descrivere la loro vita sarebbe quella del “Mulino bianco”. Ma Adam viene ucciso, a coltellate, nella villa di famiglia negli Hamptons, al mare. E l’immagine della famiglia perfetta va in mille pezzi, crepata da domande che non riescono ad avere risposte, da crisi irrisolte, da ombre che fino a ieri erano abbagliate dal falso, abbacinante candore dell’immagine pubblica e che invece ora tutto vanno a offuscare. Perché, appunto, nulla è come sembra.
Mentre la polizia (anche lei…) si accontenta di ciò che appare, della più facile delle piste, trova un colpevole che a sua volta ha troppe cose da nascondere, e lo porta a processo, “Sorelle sbagliate” introduce nuovi personaggi, e con essi nuove pagine che offrono svolte inattese con accelerazioni da brivido che incollano alle sue pagine in un crescendo che toglie il fiato. Ma Alafair Burke non si accontenta: perché coglie l’occasione per sviscerare con grande attenzione anche quelli che sono i grandi temi sociali della nostra epoca. Dalla violenza sulle donne, e quindi dal movimento #metoo, all’uso disinvolto anche da parte delle generazioni più giovani, delle armi, fenomeno che negli Stati Uniti - lo sappiamo bene dalle cronache - ha risvolti spesso drammatici. Da una certa finanza, diciamo così, disinvolta, ai drammi familiari causati dall’alcol e dalla droga. E poi i social, con il fenomeno degli haters che seminano la loro violenza che finisce con il superare lo schermo del computer o dello smartphone per andare a incidere drammaticamente nella carne delle vittime. Le emergenze sociali più calde e le contraddizioni che le accompagnano.
Argomenti che nelle mani della scrittrice diventano ingredienti preziosi. Distribuiti con grande attenzione, magari anche utili – sul momento – per sviare l’attenzione del lettore ma che aggiungono a un “semplice” thriller una valenza importante. Soprattutto, mai banale. —
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