Christopher Wylie: «Così ho sfruttato milioni di dati personali presi da Facebook»



È stato lo scandalo mondiale più chiacchierato degli ultimi anni. Lui è Christopher Wylie, un genio dell’informatica, ha concepito e realizzato il sistema di analisi dei dati su cui si fondava Cambridge Analytica. L’ha raccontato ne “Il mercato del consenso. Come ho creato e poi distrutto Cambridge Analytica” (Longanesi 2020), cronaca dello scandalo mondiale che ha coinvolto la società inglese co-fondata da Steve Bannon, lo stratega di Trump. Wylie ha incontrato il pubblico di Pordenonelegge in occasione dell’uscita del libro autobiografico, è il primo grande informatore dei millennialis, la storia è quella dei data crime che nel 2018 ha rivelato forse il più grande progetto di manipolazione politica americana.

Christopher Wylie descrive la sua esperienza alla Cambridge Analytica, la società che, tramite un’innocua app da lui sviluppata, riuscì a raccogliere e sfruttare i dati personali di milioni di utenti di Facebook, mettendoli a disposizione del team di Trump durante la campagna elettorale del 2016: «Ho deciso di farne anche un libro perché i giornali e telegiornali mondiali hanno potuto descrivere il fatto in modo poco approfondito, mentre io volevo scendere nei dettagli». L’idea era semplice: rivoluzionare il marketing politico con una specie di “porta a porta” digitale: «Si raccolgono i profili delle persone, si analizzano secondo la griglia e si confeziona un messaggio su misura». Secondo Wylie tali progetti, per quanto biasimati, non potranno che svilupparsi ulteriormente: «La situazione peggiorerà in tal senso perché il numero dei social è in aumento, per cui ci sono ancora più mezzi per mettere a punto questo tipo di controlli». Tanto più che l’informatico evidenzia come sia in America che in Europa ci siano enormi vantaggi nello sfruttare questo sistema, in vista delle elezioni: «Se c’è riuscita una piccola azienda come Cambridge Analytica, figuriamoci se si decide di investire su un tale piano». Wylie lavorava per appaltatori militari: «Allora ci occupavamo di controllare l’atteggiamento dei radicali. Poi l’azienda è stata rilevata da un milionario di destra, che voleva usare queste informazioni. Io mi sono pentito prima della campagna politica di Trump. Mi sono rivolto all’équipe di Obama, che però non voleva interferire. Per questo motivo ho raccolto tutti i dati, cercando di prevenire il futuro, una volta che lo scandalo fosse scoppiato, avrei avuto tutte le informazioni documentate per contrastare eventuali teorie complottiste». Ma prima Wylie aveva creato la più potente “arma per la guerra psicologica” dei nostri tempi. Dopo lo scioccante voto pro Brexit, Wylie decide di svelare come Cambridge Analytica abbia usato i dati ottenuti illegalmente da Facebook per una profilazione di massa su 86 milioni di utenti, manipolando la campagna elettorale americana e il voto sulla Brexit. Lo scandalo travolge Facebook, WikiLeaks, l’intelligence russa, lo stesso Steve Bannon e innesca la più ampia indagine sulla criminalità informatica della storia, rivelando le profonde vulnerabilità della stessa democrazia: «Il punto è che manca un corpus di norme per la sicurezza degli utenti del web. In tutti i tipi di tecnologia ci sono limiti, mentre non sembrano esistere limiti sull’ingegneria digital, app o programmi social. Il problema della manipolazione, ovviamente, non riguarda solo la politica». —



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