Crisafulli e l’illusione del reale cinema e filosofia, due passioni



È un volume che con la città di Trieste mantiene legami molto stretti “L’illusione del reale. Percorsi di cinema e di pensiero” (Battello Stampatore, pagine 190, euro 16). In primis perché l’autore, Stefano Crisafulli, nel capoluogo giuliano è nato e da sempre vive e lavora, contribuendo alla vita culturale cittadina nel ruolo di insegnante, giornalista, regista teatrale, attore, scrittore. Poi, perché il libro, di recente pubblicazione, contiene una raccolta di scritti sul cinema apparsi tra il 2012 e il 2019 su due media locali: la rivista “Trieste ArteCultura” e il mensile on line “Il Ponte rosso”. Infine perché, tra le righe, risuona l’eco della presenza delle sale cinematografiche e dei festival cittadini che hanno ospitato le visioni dalle quali l’autore ha tratto ispirazione per i suoi scritti, dall’amato Trieste Film Festival a Science+Fiction, dallo storico Ariston alla purtroppo breve ma indimenticabile stagione del Cinema dei Fabbri, tempio della produzione indipendente.

Raggiunti cinquanta articoli, Crisafulli ha voluto raccogliere e organizzare i suoi pensieri in un libro, approfittando della possibilità che l’operazione offriva di mettere insieme due delle sue passioni: la settima arte e la filosofia.

Come suggerisce il titolo, con questa sua pubblicazione che segue al saggio “L’arte e il grido” del 2014, l’autore prova a cogliere diversi aspetti della realtà e del pensiero attraverso il linguaggio delle immagini. «Mi sono accorto - scrive nell’introduzione - che le recensioni si distribuivano attorno a dieci nuclei concettuali: il caso e la necessità, il lutto e il vuoto, sognare un altrove, finzioni e simulacri, la colpa e l’innocenza, il desiderio e l’attesa, potere e contropotere, cinema di poesia, cinema di illusione, sfaccettature del comico», nuclei poi diventati capitoli.

La scelta dei titoli presi in esame spazia nei generi e nel tempo: grandi classici, con una predilezione per il noir e la fantascienza degli anni Cinquanta, grandi maestri italiani del passato (Rosi, Petri, Pasolini, Rossellini, Antonioni) e cineasti di epoca più recente (Amelio, Mazzacurati, Moretti, Giordana, Garrone, Sorrentino, Bellocchio, i Taviani), una selezione ristretta del cinema d’autore internazionale che comprende pilastri della settima arte come Hitchcock, Welles, Tarkovskij, Kieslowski, Kubrick, Wenders, Truffaut, arrivando fino ai giorni nostri con Allen, Scorsese e Jarmusch. Perché - scrive Crisafulli - «quando gli sguardi appartengono a dei grandi maestri, la visione di un film diventa un’avventura del pensiero». —

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