Da Joyce a Revoltella, i nuovi viaggi sentimentali passano per Trieste

Le nuove frontiere del Turismo culturale. Una modalità di attrazione che sta avendo sempre maggiore successo in Italia e in Europa. In attesa di pensare a una Trieste città della cultura, nella piena consapevolezza delle sue straordinarie potenzialità turistiche (in progressivo ed entusiasmante aumento negli ultimi tre anni), è il caso di programmare tutta una serie di eventi e di iniziative atte a qualificarla a livello nazionale e internazionale. Le possibilità sono tante, tenuto conto del fatto che la città ha una sua bellezza naturale urbanistica (nell’unità architettonica del centro teresiano) non legata a particolari monumenti (molti ma nessuno eclatante come l’Arena di Pola o il Palazzo dei Diamanti di Ferrara), e che quindi è la sua storia letteraria a costituire il suo principale patrimonio. E fra queste potenzialità vi è il ricorso alla categoria del “viaggio sentimentale”.
Cos’è, per gli esperti di Turismo culturale, un “viaggio sentimentale”? Un evento narrativo «basato su luoghi e percorsi capaci di stimolare l’uso dei sensi». Ecco, quando si parla di percorsi, si intendono quei collegamenti – studiati proprio a tavolino – tra luoghi della letteratura, luoghi archeologici, palazzi storici, musei che possono essere “venduti emotivamente” ad un turismo acculturato (o anche semplicemente “appassionato”). E per “venderli” occorre che facciano parte di “pacchetti” ben congegnati, capaci di fornire al viaggiatore una serie di ipotesi accattivanti. Perché “sentimentali”? Perché si tratta di eventi narrati, che possono essere condotti da attori, musicisti, artisti, cantastorie. E la loro fruizione avviene di solito attraverso forme di richiamo.
Facciamo alcuni esempi. Nel 2004 il Comune di Trieste decise di festeggiare (invece che le date di nascita o di morte) il centenario dell’arrivo di Joyce a Trieste. Lo scrittore irlandese, infatti, giunse nella nostra città il 20 ottobre 1904, scendendo alla stazione delle Ferrovie Meridionali e iniziando così la sua avventura adriatica che sarebbe durata, con qualche interruzione, ben undici anni. In quel caso Trieste visse un’esperienza unica, capace di attirare molta pubblicità turistica. Alla stazione (eccezionalmente bloccata per mezz’ora con un accordo con Trenitalia) arrivò un treno d’epoca, da cui scesero Joyce e la compagna Nora, oltre a 40 comparse in costume d’epoca (tutto lo spettacolo, della durata di un’ora e mezza, fu fornito da La Contrada). Saliti su un calesse, essi fecero un breve tour del centro, fermandosi in cinque zone e recitando scene della biografia joyciana. Furono 2500 persone a seguire l’evento (dati del Piccolo di allora), la città fu piacevolmente bloccata ma nessuno si lamentò. Non solo, ma attraverso un accordo con Rai Trade, fu girato un documentario Rai Educational di un’ora, che andò in onda almeno una quindicina di volte nell’arco di due anni.
Purtroppo questo evento non fu più ripetuto, ma fruttò centinaia di “viaggi sentimentali” (di singoli e di scolaresche) nella nostra città. Più in piccolo, questa forma attoriale di attrazione, si sta verificando in questi giorni con le visite guidate al Museo Sartorio che si avvalgono di una sceneggiatura rivissuta dal pittore ottocentesco Wostry, ed è anche avvenuta in passato, con successo, con la messa in scena del dialogo fra Massimiliano d’Asburgo e il barone Revoltella nelle sale del suo appartamento al Museo. Lo stesso vale per le celebrazioni del Bloomsday (anniversario joyciano dell’Ulisse, che ha come protagonista Leopold Bloom), con una compagnia teatrale che recita nelle strade della città. Ebbene, queste rievocazioni sono un buon innesco per un “viaggio sentimentale” (il turista è affascinato dalla storia e prova l’emozione di riviverla sul posto).
Tutto ciò deve però rientrare nella tipologia di visita di un’area letteraria. Vale a dire, va costruita al suo interno con una rete di “fruizione” turistica. Come? Prevedendo, entro un singolo evento, iniziative capaci di coinvolgere il visitatore, dandogli la possibilità di soggiornare, per così dire, all’interno di questa struttura (alberghi e bed & breakfast che concordano una comune offerta specifica, che va coordinata dal Comune/Assessorato al Turismo). Tutto ciò, non occorre dirlo, ha un suo risvolto economico preciso e può essere gestito, come accade per i Parchi letterari in Italia, da enti locali o da consorzi autonomi (per esempio un consorzio di albergatori). Quindi tutte le categorie di soggetti interessati (alberghi, istituzioni, scuole) debbono ripartirne i benefici e i costi economici (ognuno con le sue competenze). Da un’analisi condotta dal Centro Studi Turistici di Assisi, per esempio, sono stati individuati i “requisiti minimi” per un Parco di questo tipo, e si parla di un centro-visite, di una rete di itinerari, di escursioni-base in collaborazione con le Guide turistiche e le loro associazioni, di centri organizzativi di eventi (anche privati), di concorsi connessi (per le scuole), di borse di studio, di laboratori didattici o corsi di scrittura relativi all’evento, di momenti formativi su uno specifico autore letterario (conoscere l’autore, le opere e il suo territorio).
Insomma il rilancio e il coordinamento del Turismo culturale a Trieste deve passare attraverso il confronto con le esperienze già in atto in Italia, sulla base di una conoscenza e una interazione proficua. Nulla deve essere lasciato al dilettantismo, visto che gli strumenti ci sono (e gli studi specifici). Dunque, se abbiamo tanto turismo in più, impariamo a gestirlo, aumentarlo e… a tenercelo. —
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