Da Trieste a Sarajevo camminando con Moresco

Repubblica Nomade ricorderà così dal 29 maggio al 27 giugno le guerre e gli orrori che hanno insanguinato il ’900
Di Edoardo Marchi

Partirà dalla Risiera di San Sabba a Trieste. E si concluderà a Sarajevo. Per unire, in un lunghissimo cammino, due luoghi simbolo della violenza e degli orrori che hanno insanguinato il Ventesimno secolo. È questo il nuovo progetto dell’Associazione culturale Repubblica Nomade, di cui fa parte lo scrittore Antonio Moresco (una delle più grandi voci della letteratura italiana, autore tra l’altro della fluviale trilogia composta da “Gli esordi”, “Canti del caos” e “Gli increati”, oltre ad autentici gioielli come “Il combattimento”, “Gli incendiati”, “La lucina”, “Fiaba d’amore”), che prenderà forma sabato 28 maggio a Trieste e si metterà in moto il giorno dopo. Per la prima delle tappe che porteranno la carovana a raggiungere Sarajevo il 27 giugno. Poi, chi vorrà, potrà proseguire e partecipare entro l’11 luglio alla commemorazione del genocidio di Srebrenica.

«Il nostro nuovo cammino - spiegano quelli di Repubblica Nomade - partirà da Trieste, dalla Risiera di San Sabba (teatro di orrori compiuti durante la Seconda guerra mondiale, mattatoio e luogo di concentrazione di prigionieri politici ed ebrei diretti ai campi di sterminio del Centro Europa) e si concluderà a Sarajevo, città da cui è partita la scintilla che ha dato l'avvio alla Prima guerra mondiale e che è stata martirizzata durante le recenti guerre che si sono svolte nei Balcani».

Quello del 2016 sarà un cammino che vuole collegare due devastanti guerre «nate nel nostro continente con le più recenti guerre che vi si sono svolte, per dire che è troppo comodo e consolatorio archiviare queste ultime come qualcosa di circoscritto in una sorta di ventre oscuro dell'Europa ma che - se non avverranno cambiamenti radicali - possono diventare una prefigurazione di quanto potrà succedere nel nostro continente negli anni futuri».

«Questo nuovo cammino partirà il 29 maggio, ma i camminatori confluiranno a Trieste il giorno 28 per dare vita a un incontro pubblico prima della partenza. L'arrivo a Sarajevo è previsto per il 27 giugno. Dopo un paio di giorni di sosta in questa città, i camminatori che lo vorranno potranno partecipare a un cammino della pace indetto da un'associazione bosniaca, che si concluderà a Srebrenica».

Intento e anima di questo cammino sarà «ricordare cosa cova da tempo nel ventre dell'Europa, che sembra non avere ancora imparato la dura lezione e che proprio in questi anni ha ricominciato a partorire i suoi fantasmi e demoni. Sarà di ricordare che quanto è successo non è stato un evento straordinario che ci illudiamo non possa mai più ripetersi ma una terribile possibilità sempre presente, se l'Europa di oggi, scossa da forti tensioni e che deve per di più fare fronte a nuove forme di terrorismo totalitario, non riuscirà a fare un salto di qualità e di visione andando verso una maggiore unità politica e d'intenti e se non saprà reinventarsi. Se resterà ostaggio della paura, alimentata ancora di più ad arte da forze politiche e da apprendisti stregoni cinici e senza scrupoli come ne sorgono sempre in periodi come questi, che propugnano come strategia vincente contro il terrorismo quella di criminalizzare intere popolazioni invece che combatterlo sì con determinazione e senza sottovalutazioni ma anche con intelligenza e senza diventarne la sua immagine speculare. Se la sua divisione e debolezza creeranno pericolosi scompensi e vuoti che possono solo venire riempiti, accrescendo gli appetiti di altre potenze che potranno giocare sulle sue divisioni e allargarle. Se resterà ostaggio di egoismi nazionali e della sola tirannide economica e finanziaria che la stanno trasformando nel ventre molle del mondo invece che in un continente-fucina dove si inventa una nuova e proporzionale possibilità di vita. Se crederà di poter reagire all'onda dei nuovi migranti in fuga da miseria e guerre erigendo inutili muri, in un pianeta sovrappopolato, surriscaldato e stremato che, per l'avidità e cecità della nosttra specie e delle sue logiche e strutture dominanti, sta andando verso una situazione di collasso».

È questo il sentimento, conclude Repubblica Nomade, «che anima il nostro nuovo cammino e che muoverà i nostri passi: che dal ventre dell'Europa possa nascere il sogno dell'Europa, di una nuova Europa. Cercheremo il contatto e la partecipazione con organizzazioni di camminatori e culturali italiane e degli altri Paesi attraversati: Slovenia, Croazia, Bosnia Erzegovina. Per dire non solo con le parole ma anche e soprattutto con la vicinanza dei corpi, delle menti dei cuori e con il gesto prefigurativo del cammino che un'altra Europa è possibile e che molti di noi si sono già messi in cammino verso di essa».

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