Delon, Palma d’Oro «Devo tutto alle donne» Malick sublime a Sappada

19/05/2019 Cannes, 72° Festival del Cinema, photocall con Alain Delon che riceverà la Palma d'Onore alla carriera *** Local Caption *** 00908345
19/05/2019 Cannes, 72° Festival del Cinema, photocall con Alain Delon che riceverà la Palma d'Onore alla carriera *** Local Caption *** 00908345



Tutte le polemiche che hanno preceduto la consegna della Palma d’Oro alla carriera ad Alain Delon (preso di mira per le sue simpatie a destra e un passato burrascoso con atteggiamenti anche violenti verso le donne), sono sfumate in un lunghissimo applauso. Con il suo inesauribile carisma, l’attore leggenda del cinema francese, è riuscito a trasformare l’incontro in una lezione di cinema, lasciandosi andare ai ricordi e alla commozione, specialmente quando il racconto della sua lunga carriera si è soffermato su Rocco e i suoi fratelli, su Annie Girardot e Romy Schneider, grande amore della sua giovinezza. «Non volevo questa Palma d'Oro - afferma davanti al pubblico che lo accoglie con una standing ovation - non spetta a me, ma ai registi che mi hanno diretto, a Visconti, a René Clément, a Melville, a Jacques Deray. Loro non ci sono più e io la accetto per loro». «Ho cominciato per caso - prosegue - non avevo la vocazione come altri. Mi ero arruolato, ero tornato dall'Indocina e non avevo ancora un lavoro. Mi salvò una giovane attrice, Brigitte Auber, e nel '57 venni con lei per la prima volta a Cannes. Quando mi chiesero se volevo fare l'attore dissi che non ero capace, non avevo studiato recitazione. Ma il regista del mio primo film, 'Godot', Yves Allegret mi insegnò la regola a cui mi sono attenuto per tutta la mia carriera: non recitare, guarda, ascolta, sii te stesso. Non fare l'attore, vivi. Da quel momento ho vissuto tutti i miei ruoli». Il fascino è parte fondamentale della sua popolarità e Delon non si sottrae: «Devo tutto alle donne, ho fatto questa carriera per loro».

E nel gran giorno di Delon, Terrence Malick si candida alla sua seconda Palma d’Oro otto anni dopo aver conquistato la croisette con “The Tree of Life”. Tratto da eventi realmente accaduti e girato in gran parte a Sappada, “A Hidden Life” - accolto da un convinto applauso - ripercorre le vicende di Franz Jägerstätter, contadino austriaco che si rifiutò di combattere per i nazisti durante la seconda Guerra Mondiale anche a costo della libertà, anche a costo della vita. Il marchio di Malick è inconfondibile e tende al sublime. La riflessione sull’uomo è ancora filosofica, si interroga sul senso della vita. Ma stavolta la riflessione si allarga dall’individuo, alla comunità. Il concorso regala anche magnifiche conferme. Due noir singolarissimi: “The Wild Goose Lake” del cinese Diao Yinan (Orso d’Oro a Berlino nel 2014) e “The Wistler” del romeno Corneliu Porumoboiu. —



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