Eleanor, anima rock socialista la più amata dal padre Marx

Susanna Nicchiarelli in concorso con un film sulla geniale figlia minore di Karl colta, brillante, attivista, si infatuò di un mediocre che ne dilapidò il patrimonio
British actress Romola Garai arrives for the premiere of 'Miss Marx' during the 77th annual Venice International Film Festival, in Venice, Italy, 05 September 2020. The movie is presented in official competition ''Venezia 77'' at the festival running from 02 September to 12 September. ANSA/ETTORE FERRARI
British actress Romola Garai arrives for the premiere of 'Miss Marx' during the 77th annual Venice International Film Festival, in Venice, Italy, 05 September 2020. The movie is presented in official competition ''Venezia 77'' at the festival running from 02 September to 12 September. ANSA/ETTORE FERRARI

Beatrice Fiorentino / Venezia

Anima rock del Socialismo, attivista appassionata, impegnata per tutta la vita in difesa dei diritti degli oppressi, eppure, banalmente, infatuata al punto di togliersi la vita per amore. Si muove all’interno di questa contraddizione, tra ragione e sentimento, “Miss Marx”, quarto lungometraggio firmato da Susanna Nicchiarelli, nuovo ritratto di una donna “rivoluzionaria” a tre anni di distanza dall’eccellente “Nico, 1988”, che qui a Venezia vinse il Premio Orizzonti nel 2017 portando sullo schermo gli ultimi sofferti anni della leggendaria musa dei Velvet Underground.

Stavolta l’attenzione della regista romana è tutta per Eleanor Marx, figlia minore di Karl, colta, brillante, sulle orme del padre schierata in prima linea per la conquista dei diritti dei lavoratori, in favore del suffragio universale e contro lo sfruttamento , in particolare dei bambini. Ma “Miss Marx”, in corsa per il Leone d’Oro e in sala dal 17 settembre, non vuole essere un manifesto politico, semmai è un film sul conflitto tra due spinte, quella razionale e quella emotiva, che nel personaggio di Eleanor non giungono mai a una conciliazione.

«Una donna speciale, attivista, traduttrice, attrice, impegnata politicamente, un genio - commenta l’attrice britannica Romola Garai che ne veste i panni sullo schermo -. La figlia più amata e coccolata, personalmente istruita dal padre Karl. Secondo la leggenda pare disegnasse sotto il tavolo mentre il padre scriveva il Capitale» – prosegue Nicchiarelli, che in fase di scrittura ha avuto accesso agli archivi della famiglia Marx, lettere, quaderni e diari, dai quali emerge una personalità contraddittoria, con le idee chiarissime in politica eppure accecata dall’infatuazione per un uomo senza qualità, Edward Aveling, che la tradisce e la sfrutta, dilapidandone il patrimonio.

«Eppure non l’ho mai vista come una vittima - prosegue -. Lei sceglie di farsi travolgere e le storie sbagliate non riducono la forza delle idee. Non è un film femminista e non è una storia sulle donne, ma universale e trasversale, conosco molti uomini che inseguono rapporti d’amore sbagliati. Piuttosto mi interessa osservare quanto la forza delle convinzioni, delle nostre idee, possa sbriciolarsi di fronte alla sfera emotiva. Soprattutto è una storia fuori dal tempo, modernissima, come lo è il personaggio di Eleanor. Pensiamo che l’Ottocento sia un periodo lontano, ma è molto più vicino di quanto non si pensi».

Un po’ come in “Marie Antoinette” di Sofia Coppola o “Il giovane favoloso” di Mario Martone, con l’uso libero e anacronistico che facevano delle musiche, new wave e post punk il primo, elettro-pop il secondo, anche Susanna Nicchiarelli cerca nel sound musicale un elemento chiave del racconto per avvicinare idealmente passato e presente storico. E si appoggia alle note della punk-band americana Downtown Boys e dei Gatto ciliegia contro il grande freddo, che distorcono audacemente le musiche di Chopin, Springsteen e dell’Internazionale. «L’importante per me era che fossero musiche contemporanee, perché non volevo realizzare un film nostalgico ma sul presente. Le battaglie di oggi e di ieri sono le stesse».

Fuori concorso il francese Quentin Dupieux strappa risate e applausi portando in laguna il suo inconfondibile tocco di bizzarria (e Adèle Exarchopoulos, la più attesa, ieri, sul red carpet). L’ultima follia si intitola “Mandibules” e racconta l’improbabile avventura di due amici squattrinati alle prese con una missione da compiere e una mosca gigante da ammaestrare. Una commedia stralunata e folgorante che inanella con impareggiabile leggerezza un’invenzione narrativa dietro l’altra. Assurda e irresistibile. —

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