Fabrizio Maria Carminati «Sono inflessibile con i cantanti»

C’è la novità assoluta dei recitativi e la presenza di uno strumentale ricchissimo rispetto alle composizioni precedenti di Bellini

Il maestro Fabrizio Maria Carminati, reduce dal successo dell’ultimo concerto sinfonico, può ben dire di essere ormai di casa al Teatro Verdi, dato che è di nuovo sul podio per dirigere “I Puritani” «sunto di una grande vita e capolavoro proiettato nel futuro, che avrebbe rotto gli argini della tradizione». Il maestro Carminati, che definisce l’opera di Bellini una stella cometa, sottolinea la novità assoluta dei recitativi e la presenza di uno strumentale ricchissimo rispetto alle composizioni precedenti. «Anche in Norma – dice– c’è un grande peso strumentale ma non così raffinato come in Puritani, molto apprezzati anche da Rossini, che diede diversi consigli a Bellini specie per quanto attiene alla vocalità. Il problema di quest’opera, infatti, è la fatica vocale che i cantanti devono sopportare. In questa edizione ho anche riaperto tanti tagli di tradizione e sono stato inflessibile con i cantanti ma, per fortuna, tutti loro sono dotati, forti e resistenti, entrambi i cast sono molto uniti e collaborativi”.Ci sono due momenti musicali non previsti dalla cosiddetta versione tradizionale: «Esattamente precisa Carminati - , il primo è il duetto del terzo atto “Da quel dì ch’io ti mirai” che si va a collocare appena prima del celeberrimo “Vieni tra queste braccia” per voce di Arturo ed Elvira. Il secondo è nella stretta finale del terzo atto, un duettino sempre di Arturo ed Elvira seguito da un frammento di variazione affidata ad Elvira che conduce al finale dell’opera. A voler dare una definizione, Puritani è un’opera profondamente romantica e Bellini, fervente ammiratore di Chopin, ha fatto per il melodramma ciòche il genio polacco ha fatto per il pianoforte, ha esaltato il trasporto per il canto creando linee melodiche eterne». —

P.F.

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