Femminile plurale in ventisei racconti

Non è mai facile condividere un libro con un altro scrittore. Soprattutto se il volume non si nutre di studi storici, saggi letterari, dissertazioni filosofiche o scientifiche. Ma di storie. Di lampi di creatività. Di frammenti di invenzione, che nascono dal mondo intimo di ogni autore.
Carmen Gasparotto e Mariaelena Porzio hanno avuto il coraggio di condividere il loro primo libro. Intitolandolo proprio “Èco s. femminile, plurale”, pubblicato da KappaVu (pagg. 208, euro 15). E oggi lo presenteranno a Trieste, alla Libreria Lovat in Viale XX Settembre, alle 18. E sarà interessante stare ad ascoltare la loro storia, che non raccontano nel libro. Ma che viene svelata da Alberto Garlini nella prefazione.
Tutte e due, infatti, si sono ritrovate a un corso di scrittura tenuto da Garlini stesso a Lignano alcuni anni fa. E l’autore di “Una timida santità”, “Fùtbol bailado”, “Le ragioni dell’odio”, aveva notato fin dall’inizio la loro ottima disposizione alla scrittura. Anche se dovevano lavorarci su. Mettere a fuoco meglio l’essenza del loro narrare. Trovare un ritmo giusto, insomma, che riuscisse ad accompagnare il talento.
Dopo quel corso di scrittura, Carmen Gasparotto, nata a Taiedo in provincia di Pordenone, che vive a Duino, e la udinese Mariaelena Porzio, hanno lavorato molto. Cercando una via tutta loro alla narrativa. E l’hanno trovata nei racconti. Nelle storie brevi, a volte brevissime, sempre capaci di prendere un personaggio e guardarlo molto da vicino. Per capire il suo divenire, per mettere a fuoco il destino che la fantasia gli ha donato in sorte.
Ma non basta. Perché le due scrittrici hanno scelto di introdurre ogni loro racconto (26 in tutto) con una breve riflessione stampata in corsivo. Per svelare qualcosa in più di loro. Certe suggestioni letterarie che hanno lasciato un segno forte, gli sguardi laterali su fatti apparentemente normali della vita, pensieri ed emozioni che accompagnano la gioia e il tormento di creare qualcosa dal nulla. Seguendo il richiamo della sensibilità e della fantasia.
Di storia in storia, Gasparotto e Porzio inquadrano il destino di due fratellini che si trovano a dover condividere il loro tempo con il peso enorme dell’assenza della madre. Ma anche il ritorno in Friuli della figlia di un mosaicista, che cerca le tracce di suo padre, della sua arte, per capire se stessa. Oppure il turbamento di una giovane donna che si trova ad allattare, ad accudire e crescere un bambino che un giorno farà grandi cose. E così avanti, in un palleggio di trame.
Come Italo Calvino, le due scrittrice sono convinte che «scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto». I loro racconti sono lì a dimostrarlo.
alemezlo
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