“Primo amore”, un adolescente alle prese con lo sci di fondo
Il danzatore Marco D’Agostin sarà alla Sala Bartoli di Trieste con “First Love” venerdì alle 19.30 e sabato alle 21

«Al di là dei cliché legati all’espressione “primo amore” ognuno ne ha uno suo, e può essere anche la propria nonna, un luogo, il proprio cane... Ciascuno dentro di sé sa quale sia, e il suo significato. E questo rimando individuale, e al contempo universale, è il ponte tra me il pubblico, mentre in scena sciolgo un mio enigma. Il mio spettacolo è un risarcimento messo metaforicamente in una busta e indirizzato al primo amore. È la storia di un ragazzino degli anni ‘90 al quale non piaceva il calcio, che praticava lo sci da agonista, e amava la danza, anche, ma siccome non conosceva alcun movimento si divertiva a replicare quelli dello sci, nel salotto, in camera, inghiottito dal verde perenne di una provincia del Nord Italia». Così Marco D’Agostin, danzatore, premio Ubu come Miglior Performer Under 35, artista associato del Piccolo Teatro di Milano, presenta “First Love”, con cui sarà alla Sala Bartoli venerdì alle 19.30 e sabato alle 21, per la prosa contemporanea dello Stabile regionale.
«Lo sci di fondo – sottolinea – in confronto ad altri sport è considerato “minore”, il che ovviamente però non corrisponde a un minore impegno in chi lo pratica. Ed è lo sport che in assoluto ti fa stare più in contatto con il paesaggio». Con lo sci agonistico D’Agostin ha smesso a 17 anni, abbracciando poi un altro percorso.
La sua danza è una geografia complessa in cui suoni, parole e movimenti collidono di continuo, tendendo sempre verso la compromissione emotiva di chi la compie e di chi la guarda. «Quel ragazzo ora cresciuto, non più sciatore, ma danzatore – spiega - non più sulla neve ma, in scena, non più agonista, ma ancora agonista per via di un’attitudine competitiva alla coreografia che non si scolla mai, nostalgica e ricorsiva, ha incontrato il suo mito di bambino».
È Stefania Belmondo e “First Love” è una rilettura ironica e originale – che si mescola a elementi autobiografici – della più celebre gara della campionessa piemontese, la sua ultima medaglia d’oro, nei 15km a tecnica libera dei Giochi Olimpici Invernali di Salt Lake City del 2002. D’Agostin da ragazzino ha vissuto quella gara “insieme” a Belmondo, seguendola dal divano di casa, con grande partecipazione.
Per “First Love” (a cui la ex fondista ha collaborato nella consulenza scientifica, così come Tommaso Custodero) il danzatore ha imparato a memoria la telecronaca di Franco Bragagna di quei momenti. In scena con la parola li ripercorre, incessantemente, mentre il suo corpo diventa luogo di visione, paesaggio, sfida e memoria, innescando con il pubblico partecipazione e immedesimazione. “First love”, anche in momenti di debito di ossigeno, si fa grido di vendetta, disperata esultanza, smembramento della nostalgia e luminose rivelazioni.
«È una gara che mi sono costruito io – conclude D’Agostin – e mi alleno un mese, ogni volta, prima della performance in cui compio un viaggio nel tempo, torno dall’adolescente che sono stato. E giunge il momento di gridare al mondo che quel primo amore aveva ragione d’esistere, strappava il petto come e più di qualsiasi altro. Con questo spettacolo, otto anni fa, sono tornato sui passi di montagna, non solo metaforicamente. Ho rimesso gli sci, per il piacere di farlo. Ho fatto pace anche con un freddo pungente che sentivo da bambino».
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