Gadjiev a Palmanova, sognando Daniel Harding

Non è passato molto tempo dal concerto di Alexander Gadjiev nel festival triestino "Giovani Interpreti&Grandi Maestri" che già il ventunenne pianista goriziano è nel cartellone di un'altra rassegna: domani, infatti, alle 20.45 al teatro Modena di Palmanova, sarà protagonista, con l'orchestra del Verdi di Trieste diretta da Cristopher Franklin, del quarto concerto di "Contrasti". La sensazione, è un po' quella che Gadjiev stia diventando "un" profeta in patria… «In effetti sono molto felice di poter suonare in regione - dice Alexander -. Recentemente ho anche partecipato a Pordenonelegge, per i 40 anni dalla morte di Pasolini ed è stata una grande emozione poter collaborare con Piera Degli Esposti per ricordarlo. L'unica città che "mi manca" è Udine, dove spero di suonare presto».
In programma, domani (nell'appuntamento che ha per titolo "Maschere"), ci sono pagine di de Falla, Stravinskij, del triestino Eugenio Visnoviz mentre Gadjiev sarà sugli scudi per il Terzo Concerto di Prokofiev: «Essendo il programma della serata legato al '900 mi sembra perfetto per coronare l'evento. È un'opera di grande presa sul pubblico e fa parte del grande repertorio pianistico: una combinazione ideale». Con l'orchestra del Verdi, per Gadjiev sarà la prima volta, «ma spero non l'ultima - afferma -. Spesso l'ho sentita in concerto con vari solisti (e naturalmente in molte opere) e sempre sono rimasto molto soddisfatto della sua resa. Del direttore ho già sentito parlare molto bene, quindi sono impaziente di poter lavorare con lui. Insomma, sono certo sarà un bel concerto». Pur molto giovane, Gadjiev già ha collaborato con uno dei massimi direttori d'orchestra d'oggi, Yuri Temirkanov, «un momento unico della mia carriera musicale». Quanto al futuro «ovviamente ci sarebbero molti nomi da citare, ma posso dire che mi piacerebbe molto collaborare con Daniel Harding». Per il momento, fare il solista può già venir considerato un privilegio, senza certo nulla togliere alle capacità di Alexander: «Capisco bene che è una grande fortuna poter suonare da solista. Vedo e comprendo che il nostro mondo spesso non riserva che precarietà e sacrifici. D'altro canto ci sono casi isolati che riescono a salvarsi: non credo di potermi ancora annoverare completamente tra questi, ma vedo che lentamente molti progetti iniziano a muoversi e a dare frutti. Sono fiducioso per il futuro».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








