Giacomo Scotti e il marinaio James dalla Dalmazia attraverso il ’900

Nuovo libro dell’autore trapiantato da una vita a Fiume Dalle coste adriatiche al Sudamerica avventura senza soste



Una città di mare dal passato glorioso. Fiume, col suo porto e i suoi variopinti personaggi senza tempo, le banchine dall'odore salmastro e le osterie in cui sfilano avventurieri e perdigiorno. È lì che Giacomo Scotti fa la conoscenza di James, soprannome americano di un marinaio dalmata, Drago, che ha attraversato il Novecento veleggiando da un mare all'altro in giro per il mondo e che decide di raccontare allo scrittore la sua storia.

James è nato nel 1908 a Sinj, Signo in italiano, nella Zagora, una zona montana della Dalmazia poco più a sud di Spalato e proprio dalla città col palazzo di Diocleziano inizia la sua vita di navigazioni. Questa storia è la trama del nuovo libro di Giacomo Scotti “Navi, porti, bordelli. Vita di marinaio dall'Adriatico al Sudamerica” (Oltre Edizioni, pagg. 330, euro 18). Sessant'anni di vita per mare: James s'imbarca per la prima volta a tredici anni e smetterà di viaggiare solo quando di anni ne avrà settantatré. La sua è una vera e propria odissea tra le due guerre mondiali, dall'Europa all'America del Sud e poi quella del Nord, fino alla Nuova Zelanda e al Giappone.

L'amore per il mare gli viene da un racconto della madre: la storia della tragica avventura del Titanic lo colpisce come una freccia. Così interrompe gli studi a Spalato e s'imbarca. Il primo viaggio sul piroscafo Mosor non è facile: il mare agitato lo coglie già nel canale di Brazza e con il resto dell'equipaggio il rapporto è duro. Il suo obiettivo è l'America in quanto «Finita l'Austria, è finita anche la marineria».Col secondo piroscafo Vis farà rotta verso Lissa e Comiso, poi sceglie di frequentare la severa Scuola della Marina da guerra jugoslava e sperimenta la forza della bora a Buccari, arriva fino a Trieste e da qui va alla scoperta di tutte le città più importanti del Mediterraneo. A Las Palmas nelle Canarie s'innamora a tal punto della nave da non voler più scendere a terra, a Casablanca un incidente lo costringe a buttarsi in mare. Con il piroscafo Lodovica dell'armatore triestino Cosulich si dirige verso Buenos Aires anche se un uragano al largo delle coste argentine rischia di interrompere bruscamente il viaggio.

Il Sudamerica riserva sorprese e disavventure: si ritrova a dover percorrere a piedi la strada da Montevideo a Buenos Aires attraversando il Brasile con il marinaio finlandese Ilias, personaggio dalla vita burrascosa, poi trova lavora come cuoco su una nave e gira il continente in lungo e in largo. Finisce più volte in prigione, tra pidocchi e cimici, svolge i lavori più diversi, conosce molte donne e alcuni immigrati dalmati. Il tanto bramato Nordamerica si rileva per certi versi deludente: scopre con dispiacere, ad esempio, che gli americani non hanno una loro bibita originale, e poi s'imbatte suo malgrado nei pericoli della malavita californiana. Le peripezie e le esperienze continueranno ancora a lungo e lo porteranno a girare altre grandi fette di oceani e continenti ma per James resterà sempre valida una massima: «Il mare è un viaggio nel mondo attraverso asprezze e sacrifici. Un granello di saggezza: meglio vedere una volta che cento volte ascoltare».

Giacomo Scotti confeziona un libro robusto e avvincente che cavalca il genere delle avventure per mare in cui marinari e capitani, esploratori, canaglie e pirati si alternano come in un teatrino che fluttua sulle onde e richiamano le storie di Stevenson, Hemingway per arrivare fino a John Banville. Il mare naturalmente è sia il protagonista fisico del romanzo, sia metafora dell'animo di James e della sua condizione esistenziale, si trasforma di volta in volta in immagine di libertà, in condizione di pericolo, o in specchio dell'interiorità. Scotti, nativo di Napoli ma residente a Fiume dal 1947, è autore di una novantina di libri tra saggi, romanzi, raccolte di racconti e poesie, l'ultimo dei quali è “Matvejević ed io, due marinai” uscito l'anno scorso. —

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