Giacomo senza i compagni impara a “Fare un’anima”
MILANO
“Fare un'anima”, il monologo che Giacomo Poretti porterà in scena al Teatro Leonardo di Milano dal 15 al 25 novembre, nasce da una provocazione. Lo spiega il comico, presentando lo spettacolo: «Quando nacque nostro figlio Emanuele, un prete venne a trovare me e mia moglie e ci disse 'Avete fatto un corpo, ora dovete fare l'anima’: mi sembrava una frase insieme bellissima e banalissima, e da lì è partita una riflessione».
Da questo aneddoto si avvia la messinscena, diretta da Andrea Chiodi, che vede il personaggio in una corsia d'ospedale, pronto a incontrare il figlio neonato e pieno di interrogativi: «Certo la prima cosa a cui pensa un genitore nel 2018 non è l'anima di un figlio, ma cosa farà da grande. Ma una frase come quella non ti esce facilmente dalla testa, per questo il personaggio passa in rassegna i pro e i contro dell'anima».
Parlare di anima pare ormai demodé: «Si pensa che si sia smesso di cercarla perché la parola è quasi scomparsa: le parole corrono il pericolo di svanire. Per stare in vita, come le persone, hanno bisogno che qualcuno si prenda cura di loro, le vada a visitare, ci passi del tempo insieme, altrimenti finiscono nei dizionari, che sembrano cimiteri». Paradosso e riflessione non possono che dominare, allora, in un monologo che per Poretti non è agrodolce, ma pensoso: «Si ride molto, lo abbiamo visto anche nelle prime repliche, perché si va avanti e indietro a scandagliare gli aspetti della vita moderna».
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