Il triestino Martini diventa Villa, il camorrista che incastrò Tortora

L’attore interpreta Andrea Villa, uno dei pentiti della camorra che, con la loro falsa testimonianza, portarono all’arresto

Annalisa Perini
Gianmaria Martini in una scena dello spettacolo Hamlet
Gianmaria Martini in una scena dello spettacolo Hamlet

C’è anche l’attore triestino Gianmaria Martini nel cast della serie “Portobello”, diretta da Marco Bellocchio e ispirata alla vicenda, o meglio tragedia giudiziaria e umana di Enzo Tortora.

Con Fabrizio Gifuni nel ruolo del protagonista, e scritta dallo stesso Bellocchio insieme a Stefano Bises, Giordana Mari e Peppe Fiore, dal 20 febbraio, in sei episodi, sarà disponibile in streaming su HBO Max, dopo l’anteprima fuori concorso, lo scorso settembre, all’82esima Mostra del Cinema di Venezia. “Portobello”, che prende il titolo dalla storica trasmissione condotta in Rai da Tortora dal 1977 per sette edizioni, racconta l’errore giudiziario che travolse il presentatore nell’83, quando era all’apice della popolarità.

Gianmaria Martini nella serie (prima produzione originale italiana annunciata da Warner Bros Discovery per la piattaforma streaming HBO Max) interpreta Andrea Villa, uno dei pentiti della camorra che, con la loro falsa testimonianza, portarono all’arresto di Tortora per associazione a delinquere e traffico di droga. Dopo una vera e propria odissea durata anni il presentatore fu infine assolto, ma la vicenda aveva segnato per sempre la sua vita.

Morì nel 1988. Martini, diplomato all'Accademia Città di Trieste della Contrada e al Teatro Stabile di Genova, da sempre alterna televisione, cinema e palcoscenico. Sul grande schermo, in “Race for Glory - Audi vs Lancia”, con protagonista Riccardo Scamarcio, ha recitato nei panni di Hannu Mikkola.

A teatro ha affrontato personaggi come Caligola per il Teatro della Tosse, Polinice al Teatro Greco di Siracusa e Laerte nel multilingue “Elsinore” (in lingua friulana, italiana, ungherese e inglese) del regista originario di Udine Paolo Antonio Simioni, che ha debuttato all’ultima edizione di Mittelfest, prodotto in collaborazione con ARLeF.

«Non sono nuovo a interpretare personaggi controversi – racconta Martini -. E ho affrontato altri ruoli apparentemente più complessi di questo, che però, come nel caso di Caligola, avevano una struttura psicologica complessa che, istintivamente, mi portava a capire più facilmente il perché dei loro comportamenti, pur considerando un germe della follia e dell’imprevedibilità umana. Questo personaggio si muove invece in un contesto criminale in cui la spinta propulsiva è semplicemente il denaro, assieme alla legge del più forte, elementi che a livello istintivo mi era più difficile sondare. Mi sono quindi documentato molto, anche attraverso la grande mole di materiale video e audio disponibile su processi e deposizioni di camorristi e criminali del periodo».

Da sempre Martini pone molta attenzione anche al modo di esprimersi dei personaggi che interpreta. A questo proposito spiega: «Andrea Villa era affiliato alla camorra lombarda e questo mi ha posto di fronte alla necessità di essere credibile nella sua parlata milanese degli anni Ottanta. E mi è stata d’aiuto in tal senso, per una verosimiglianza anche nei modi di dire, alcuni oggi desueti, un’anziana amica di Milano di mia madre».

L’attore triestino definisce straordinaria l’esperienza sul set con Marco Bellocchio. «È un regista dalle indicazioni chiarissime – sottolinea – e che ha sempre il polso della situazione, anche con una cura maniacale dei dettagli, ma che al contempo dà una grande libertà creativa agli attori. Inoltre è veramente infaticabile. Dopo un’intera giornata sul set, il mattino dopo si presentava con degli schizzi riguardanti le scene di un nuovo giorno, preparati durante la notte. E se dal punto di vista lavorativo sembra un supereroe, umanamente è molto aperto al dialogo».

Riproduzione riservata © Il Piccolo