Giuseppe Nicodemo: «Nel testo ho puntato tutto sulle emozioni»
il drammaturgo
«Credo che una forma di teatro civile come quello degli anni ’60 non sia più attuale, perché oggi accendiamo la tv e troviamo dovunque ricostruzioni e documentari che raccontano l’attualità. Con questo spettacolo, pur rimanendo fedele al reportage, ho voluto concentrarmi sulle emozioni dei personaggi coinvolti: un giornalista sotto copertura, con i suoi timori d’essere scoperto, e dei ragazzi suoi coetanei che si trovano in una specie di limbo dantesco, una condizione beckettiana d’attesa». Racconta così l’autore e attore Giuseppe Nicodemo il suo approccio alla drammatizzazione del reportage di Gianpaolo Sarti per una trasposizione teatrale. Pur non essendosi mai cimentato con la resa su un palco di un reportage Nicodemo ha alle spalle già una serie di lavori teatrali tratti da vicende storiche, come “I due lati del cerchio”, in cui sempre insieme all’attore Francesco Godina ha portato in scena uno spettacolo tratto dalla biografia di Elvia Bergamasco, “Il cielo di cenere”, che ripercorre l’esperienza terribile di questa impagliatrice di sedie friulana che finì internata ad Auschwitz.
Anche in questo caso l’approccio non è stato alla macro storia, ma ai sentimenti e alle vite dei singoli protagonisti. «Per rendere il senso d’attesa - dice ancora Nicodemo - , il limbo in cui si trovano i migranti che Gianpaolo ha conosciuto così da vicino, abbiamo deciso di costruire uno spettacolo a cavallo tra sogno e realtà. Perché un conto è leggere un reportage di un giornalista, un altro andare a teatro. Non aspettatevi dunque una docufiction, né un servizio delle Iene, ma neppure le emozioni urlate alla Barbara d’Urso, i sentimenti sbattuti in tv in stile “Carramba che sorpresa”. Il teatro è comunque finzione, anche se in questo caso, vedendo uno spettacolo tratto da una storia realmente vissuta, credo che l’identificazione del pubblico, i sentimenti e le domande che susciterà saranno ancora più profondi». L’obiettivo, dice sempre Nicodemo, sarà far rivivere agli spettatori le sensazioni del giornalista in incognito, la sua partecipazione emotiva ma anche il suo cinismo, necessario per non soccombere davanti a emozioni troppo forti, e quel pizzico d’ironia dato dal calarsi nei panni di un altro con un insolito travestimento.
«Nello spettacolo - aggiunge - abbiamo comunque cercato di conservare tutti gli episodi vissuti dal giornalista nel corso del suo reportage, ma abbiamo cercato di aggiungere anche un “dietro le quinte”, per raccontare com’è nata questa inchiesta e come il cronista s’è preparato all’impresa”. La recitazione è interamente affidata a Francesco Godina: «Poiché sono anche attore, scrivendo questo testo ho pensato anche a come l’avrei recitato in scena – sottolinea Nicodemo –. Proprio per questo ho poi lasciato che l’attore e la regista lavorassero da soli, così da conferirgli nuove sfumature». —
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