Gli spartiti ritrovati di Rodolfo Lipizer luminare del violino

di ALEX PESSOTTO
L’associazione Lipizer ha presentato ieri, al Ridotto del teatro Verdi di Gorizia, tre sue nuove pubblicazioni: due spartiti e un libro a carattere musicologico. Quest'ultimo, uscito per le Edizioni della Laguna, ha per titolo "I primi anni della Societè Musicale Indépendante. Uno sguardo sulla Francia musicale d'inizio secolo"; è scritto da Roberto Calabretto, docente universitario. Gli spartiti sono "Mazurka" di Giacomo Bignami nella trascrizione di Pietro Zappalà e "Die Lorelei" di Rodolfo Lipizer, quattro Lieder per soprano e pianoforte trascritti da Flavio Quali. «Per l'attività editoriale riceviamo un contributo non trascurabile (anche se inferiore a quello per la concertistica) in base al quale possiamo promuovere spartiti o testi di musicologia», afferma Lorenzo Qualli, al vertice dell'associazione goriziana che il prossimo anno spegnerà 40 candeline.
Di fatto, l'attività della Lipizer è conosciuta principalmente per il concorso internazionale di violino, quest'anno giunto all'edizione numero 35, e per la stagione di concerti, giunta all'edizione numero 37. E chi è stato Rodolfo Lipizer lo sanno, nel complesso, ancora in pochi. Nato a Gorizia nel 1895, dove è morto nel 1974, più che un direttore d'orchestra, è stato un violinista e un compositore: «un luminare dello strumento» l'ha definito Uto Ughi. Perché "La tecnica superiore del violino" presenta straordinarie difficoltà tecniche dimostrando quindi un'assoluta padronanza della materia.
Ma anche l'interesse per la didattica in Lipizer, direttore dell'Istituto Comunale di Musica di Gorizia dal 1930 al 1961, è stato sempre molto importante: in fondo, "La tecnica superiore del violino" è stata scritta proprio a fini didattici. Ottenendo, nel 1938, l'apprezzamento anche dell'allora Ministro dell'Educazione Nazionale Giuseppe Bottai che, dopo averla esaminata, raggiunse il suo autore affermando di riconoscerla «idonea per i R.R. Conservatori di musica e per gli Istituti Musicali pareggiati del regno». Insomma, i bimbi crescono, le mamme imbiancano, i Governi cambiano ma sull'importanza del lavoro di Lipizer le opinioni sono sempre state conformi. «Quale compositore, aveva soprattutto interesse a far conoscere il lavoro didattico - afferma Lorenzo Qualli -. Invece era un po' restio a parlare di altri lavori di cui era autore». Ben venga, quindi, la trascrizione di "Die Lorelei". Ma, dal "Fondo Lipizer", di proprietà dell'associazione, emergono altre chicche: musiche originali come la Messa breve in sol maggiore e numerose trascrizioni come l'Ave Maria di Schubert trascritta per canto, arpa, orchestra d'archi e organo; inoltre ci sono, ad esempio, la prima "Gotis di rosade" di Cesare Augusto Seghizzi per coro virile alla quale Lipizer ha "aggiunto" orchestra d'archi e arpa né va trascurata almeno un'altra trascrizione: la "Madone di Mont Sant" dell'architetto Antonio Lasciac per coro virile, orchestra d'archi e campane. Troveranno la pubblicazione ma l'auspicio dell'associazione, prima o poi, è di fare un concerto tutto basato su musiche di Lipizer.
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