Gli Stomp al Rossetti una sferzata di energia per chiudere la stagione

Da domani a domenica la celebre compagnia torna a Trieste  con uno spettacolo  e numeri mai visti in Italia



Stomp. Basta un'unica parola per evocare un'esperienza teatrale fatta di ritmo e movimento, famosa in tutto il mondo. Da domani a domenica gli Stomp torneranno a Trieste, al Rossetti dove chiuderanno trionfalmente non solo il cartellone Musical ma l’intera stagione dello Stabile. «È passato parecchio tempo dall’ultima volta che siamo passati da Trieste - spiega Phil Batchelor, rehersal director ma anche uno dei ragazzi che vedremo sul palco -. In questi anni abbiamo creato numeri nuovi che presenteremo per la prima volta al pubblico italiano, così riusciremo a sorprendere anche coloro che potrebbero averci già visti in passato».

E lui lo abbiamo visto di certo, alla cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici di Londra nel 2012, per la quale quaranta performer di dodici diverse nazionalità si sono esibiti di fronte al mondo intero. «È stata in assoluto la nostra performance più grande, stare tutti insieme nello stesso posto, per noi che facciamo parte di diverse compagnie di Stomp in tutto il mondo, è stato molto divertente. L’unico rammarico che ho è che dopo tutto l’allenamento e le prove che abbiamo fatto, la performance in sè è finita troppo presto».

Ma come si diventa uno Stomp? «Per me è stato un percorso particolare. Una sera sono andato a teatro a vedere lo spettacolo e ne sono uscito innamorato. Vivendo a Londra ho cercato subito informazioni per poter fare un’audizione. Qualche tempo dopo sono stato chiamato. È iniziato un percorso lungo fatto di audizioni e di workshop finché, nel 2007, ho debuttato».

Ma quali caratteristiche devono avere i ragazzi per diventare Stomp? «Credo - spiega Batchelor - che la cosa fondamentale sia il senso del ritmo. Non devono necessariamente essere ballerini, acrobati o musicisti, tra di noi abbiamo le formazioni più disparate, ma riusciamo a seguire il battito del nostro cuore all’unisono». Con gli Stomp ogni oggetto, dalle scope ai giornali, dai cerini ai bidoni delle immondizie, rivela il proprio suono. «Ci divertiamo a cercare i suoni anche nelle piccole cose. Palloni da basket, scope o bidoni sono oggetti a cui passiamo davanti tutti i giorni senza degnarli di particolare attenzione oltre alle loro normali funzionalità. Noi ci aggiungiamo il ritmo e li utilizziamo per creare musica. Molti spettatori rimangono sbalorditi quando si rendono conto che non sempre è necessario possedere uno strumento per fare musica».

Ma come è la vita da Stomp? «Per me è incredibile - sorride Batchelor - dovrei dire che lavoro, ma in realtà mi sento un privilegiato, perché posso fare quello che mi piace, divertendomi e girando il mondo. Non solo, posso fare queste esperienze attorniato sul palco da persone che arrivano dall’America, dalla Nuova Zelanda, dalla Germania, oltre che dall’Inghilterra. Le nostre origini e i nostri stili diversi sono una delle carte vincenti di questo spettacolo, perché ci permettono di lavorare insieme mantenendo la nostra originalità».

Gli Stomp hanno vinto premi e riconoscimenti di tutti i tipi, hanno film e corti dedicati a loro. «Sono convinto, che il modo migliore per vederci sia comunque venire a teatro», suggerisce Batchelor. —



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