Gorizia On/Off diario quotidiano di vita e amore postato su Facebook

Nella nuova silloge di Giovanni Fierro la raccolta di versi pubblicati per un anno ogni giorno alla stessa ora



Talvolta erroneamente si crede che la poesia sia ciò che è in grado di restituirci solo sentimenti altissimi, raffinati, cose che hanno a che fare con concetti elevati, pensieri nobili, insomma che la poesia debba per forza definirsi come qualcosa di aulico, che riguardi poco la terra e le sue ferite. La poesia, casomai, è quella mano che mette (deve mettere) il dito sulla piaga e, si sa, nessuno ha voglia di osservare le ferite. Ciò non significa che a questa forma di scrittura siano destinate cose misere o pessimiste. Significa solo che l’arte da sempre si alimenta di una certa autenticità e soprattutto di un certo rischio, lo stare in mezzo al mondo con lo sguardo empatico di chi osserva tutto, soprattutto ciò che alimenta la nostra quotidianità, ciò che abita le nostre vite e quindi, curiosamente, ciò che si incrocia per strada, ciò che si ascolta al bar o negli autobus, la vita ordinaria di tutti i giorni che poi è quella che conosciamo meglio. Il goriziano Giovanni Fierro parte da questo presupposto con ottimi risultati e aumenta la posta in gioco. Il suo ultimo libro in versi “Gorizia On/Of” (Edizioni Qudu, pag. 78, euro 10) nasce infatti da un curioso esperimento: per un anno ha scritto ogni giovedì, alle dieci in punto, una poesia da postare nel suo account di Facebook, per dodici mesi una poesia alla settimana da cui è nata poi questa silloge.

Sia chiaro, Fierro è poeta già conosciuto, è presente in alcune antologiche, ha pubblicato diverse raccolte in versi meritando anche il Premio Ultima Frontiera. Ma qui, in “Gorizia On/Of” c’è un ulteriore passo avanti. La scrittura si fa più fluida, ha un timbro colloquiale, che è anche la sua cifra più alta e il soggetto è una cittadina che si fa carne e sangue. Gorizia diviene una sorta di centro del mondo dove tutti possiamo riconoscersi. Sfilano personaggi alla Spoon River con i loro resoconti sulla vita e sull’amore. Ma sfilano anche personaggi che vivono ai margini, i diseredati, i migranti, chi ha subito violenza, ma senza quella retorica alimentata da un’ideologia dogmatica. È tutto molto “semplice”, in Fierro, e la semplicità, lo sappiamo, è la cosa più difficile da scrivere. Il verso alza il suo respiro, talvolta commuove nel dire la possibilità della felicità, ciò che è stato, gli errori commessi, le occasioni perse, la paura di vivere. La città è sempre il fil rouge di un sentire sospeso o di qualcosa che spesso assomiglia al silenzio o ancora di qualcosa che è sempre in ritardo, qualcosa di simile allo spreco, tuttavia vive, Gorizia e i suoi cittadini, che siano online o off, anche se in difetto e nelle sue contraddizioni creative: “sui gradini della sala al castello, che posso dirmi/ non so bere ma bevo, non so amare ma amo”. –

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