L'Aquila nata sulla laguna: così il mito della Moto Guzzi è sbocciato all'Isola di Gorgo
Tra idrovolanti, d'Annunzio e i drammi della Grande Guerra: la storia dell'incontro tra Guzzi, Parodi e Ravelli sulle acque di Grado

Quando pensi a lungo termine, l’immagine che ti costruisci in mente è quella del mare. Guardi la linea dell’orizzonte, laggiù, in fondo. Quando coltivi un sogno o una speranza, invece, tendi quasi istintivamente ad alzare gli occhi verso il cielo.
In questa storia cielo e mare stanno insieme. Il cielo da cavalcare con gli aerei, il mare come scenario necessario, visto che tutto si svolge su un’isola.
Poi tutto approda sulla terra. Dove correre con una moto.
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Estate 1917. Il fango della Grande Guerra stringe l’Europa, ma lo sguardo dei giovani punta verso l’alto. All’Isola di Gorgo, un fazzoletto di terra strappato alla laguna di Grado, la Regia Marina ha installato la sua base per gli idrovolanti. È una posizione strategica. La Prima Squadriglia è la più vicina alla linea del fronte. Da qui si contrastano i velivoli austro-ungarici di stanza a Trieste. Lo specchio d’acqua tra l’isola e il terrapieno Belvedere-Grado offre protezione dalla Bora. Diventa la pista ideale per decolli e ammaraggi. E Gorgo è un crocevia di destini straordinari.
I comandanti e il Vate
Al comando c’è Federico Martinengo. Coordina bombardamenti e ricognizioni, protegge i monitori inglesi, finisce la guerra come Asso dell’aviazione con cinque abbattimenti ufficiali. Sulla carlinga del suo idrovolante ha fatto dipingere un drago. Presso l’isola opera anche Luigi Rizzo, il leggendario comandante dei MAS, l’uomo che affonda le corazzate Wien e Szent István. A Grado Rizzo trova anche l’amore: conosce e sposa la gradese Giuseppina Marinaz.
Tra quelle baracche e il grande hangar si muove poi un uomo di enorme carisma. È Gabriele d’Annunzio. Vola come osservatore. Sarà lui a definire queste squadriglie lagunari con una formula folgorante: «L’Ala estrema d’Italia». Il Vate sperimenta anche la crudeltà del volo. Il 16 gennaio 1916 il motore del suo Macchi L. 1 si blocca in ammaraggio. L’impatto con l’acqua è violento. D’Annunzio resta ferito alla testa, perde l’occhio destro per il distacco della retina. Durante la convalescenza, al buio, scriverà un’opera fondamentale della letteratura italiana, il romanzo “Notturno”.
L’incontro
Nell’anno terribile, il 1917, a Gorgo si stringe un legame umano e professionale destinato a segnare la storia dell’industria italiana. Tre uomini si incontrano sotto le ali di legno e tela degli idrovolanti. Giorgio Parodi è un pilota genovese, figlio di un potente armatore. Giovanni Ravelli è bresciano, corridore motociclistico e aviatore dal coraggio impetuoso. Carlo Guzzi, milanese, classe 1889, è il maresciallo motorista. Ha studiato i motori aeronautici nel reparto prove della Isotta Fraschini. Ha le mani sporche di olio e la mente piena di principi meccanici.
C’è da immaginarseli. Nell’acquerello quotidiano della laguna – così calmo, così diverso dalla loro nervosa energia – queste tre figure pianificano il futuro e, di fatto, generano un mito. Progettano una motocicletta superiore a tutto ciò che circola sulle strade dell’epoca.
Dal volo alle due ruote
Qui emerge una vera chiave di lettura storica e socioculturale: l’eccellenza del design e della meccanica delle due ruote italiane non nasce per caso ma, è il caso di dirlo, cade letteralmente dal cielo. L’industria italiana converte la creatività aerospaziale, che i trattati di pace avevano finalmente reso meno urgente. Al posto dell’aria, l’Italia sceglie le strade di tutti i giorni.
E questo travaso di genialità dal cielo alla strada non è un caso isolato. È il destino del motore italiano, un’attitudine culturale che riscriverà la mobilità del Paese. Accadrà lo stesso nel secondo dopoguerra a Pontedera, dove Enrico Piaggio chiederà a Corradino d’Ascanio – geniale ingegnere aeronautico che detestava le motociclette tradizionali – di inventare lo scooter che rimetterà in piedi l’Italia: nasce la Vespa, plasmata con sospensioni derivate dai carrelli d’atterraggio degli aerei. E accadrà ancora a Samarate, dove le Costruzioni Aeronautiche Agusta devieranno la loro eccellenza daccapo sulle due ruote, fondando MV Agusta per aggirare i divieti bellici di produzione aerea.
Il lavoro e il dramma
A Gorgo c’è una divisione dei compiti precisa, quasi militare. Guzzi disegna la meccanica, applicando le conoscenze d’avanguardia del cielo all’asfalto. Parodi garantisce l’aspetto finanziario grazie ai capitali di famiglia. Ravelli, il pilota, dovrà portarla in gara.
Ma il destino esige un tributo di sangue. Nell’agosto del 1919 Ravelli precipita con il suo biplano durante un collaudo. Non vedrà mai la creatura del loro ingegno nascere e diventare grande. Per commemorarlo, gli amici inseriranno un’aquila ad ali spiegate nel simbolo della marca. È l’emblema dell’aviazione navale, un emozionante tributo all’amico aviatore che non c’è più.
Il terzetto diventa una coppia ma il sogno di Gorgo non affonda. Carlo Guzzi scrive a casa, invia i saluti al fratello Giuseppe, l’ingegnere che tutti chiamano Naco. Nel 1919 nasce il primo prototipo. Si chiama G.P., dalle iniziali di Guzzi e Parodi. Ha un motore monocilindrico orizzontale a quattro valvole in testa, un’architettura rivoluzionaria. Poi arriva la scelta di semplificare per la produzione in serie.
Diventa la Normale: due valvole, otto cavalli, 80 km orari di velocità massima. Il 15 marzo 1921 viene fondata a Genova la società anonima Moto Guzzi, con i capitali di Emanuele Vittorio Parodi. La direzione resta in Liguria, la sede operativa si stabilisce a Mandello del Lario. In fondo rimane una storia d’acqua: l’isola dove tutto è cominciato, il porto ligure, il Lago di Como.
La maturità e il successo
Lo stesso anno la nuova moto affronta la strada. Partecipa al Raid Nord-Sud con Mario Cavedini e Aldo Finzi. Poi Gino Finzi conquista la vittoria di categoria alla Targa Florio. È il trionfo vero, il segnale che l’idea, nata su un’isoletta della Venezia Giulia durante un conflitto mondiale, si accinge a fare la storia. L’immagine e il commercio decollano. Il rombo della Moto Guzzi inizia a conquistare il mondo. Ma la sua eco profonda rimarrà per sempre legata a Grado, con la sua acqua immobile come uno specchio e i suoi cieli che sembrano rubati a un pittore.
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