I “Cafè” di Bruno Chersicla a sei anni dalla scomparsa

Presentato in municipio a Trieste un volume con i disegni dei locali frequentati nei suoi viaggi nel mondo



Un libro di acquerelli dedicati ai caffè, dalla grafica molto accurata e in linea con lo stile scabro e nel contempo raffinato di Bruno Chersicla, e una mostra delle tavole originali pubblicate nel volume stesso, rappresentano il programma di alcuni amici del poliedrico pittore, scultore, scenografo e musicista, e della Galleria Ceribelli di Bergamo, che ha editato il libro, per ricordarlo a sei anni dalla morte. E così ieri, alle 12.30, esattamente nell’ora in cui lui chiuse gli occhi all’ospedale di Trieste il 3 maggio 2013, nel Salotto azzurro del Comune, Melitta Botteghelli, compagna per molti anni di vita e di viaggi dell’artista e curatrice con Diego Nardin del volume, ha presentato la pubblicazione al sindaco Roberto Dipiazza, che ha espresso vive parole di apprezzamento, ricordando il S. Giusto d’oro attribuitogli nel 2009 e il mega-graffito realizzato in piazza Unità.

Botteghelli ha firmato anche con Piero Franz la prefazione, mentre la postfazione si deve a Piergiorgio Mandelli, grande amico del pittore, che lo conobbe e iniziò ad apprezzarne l’opera un quarto di secolo fa, divenendo poi anche il medico curante che lo avrebbe accompagnato fino alla fine.

Nella città del caffè dunque, un libro sui “Cafè”, come s’intitola il volume, secondo un termine francese che significa in senso più lato “caffetteria” e che fu scelto da Bruno, probabilmente per la sua concezione socialmente più allargata, che si collega anche al concetto di ospitalità, così caro a Chersicla. Che nel fascinoso studio di via San Marco riuniva a Natale e ogni volta che tornava nella sua amatissima città, gli amici, tra cui Serena DelPonte e Lodovico Zabotto, partecipi ieri alla presentazione, artisti e vecchi compagni dell’Istituto Statale d’arte Nordio, dove si era formato e da cui era decollato a Milano e nel mondo. Chersicla grande viaggiatore. Lo rincontriamo nel volume, armonioso in senso contemporaneo, in cui ogni tappa è accompagnata da testi prevalentemente della Botteghelli, curatrice della pubblicazione con Diego Nardin. Il suo viaggio, mentale e fisico - ricordate i suoi ritratti e i paesaggi della mente? - si snoda tra Lisbona, Parigi, Milano, Bari, Venezia. A Trieste incontriamo il Caffè S. Marco, il Caffè Rosa, in ricordo del nome della madre, che gestiva un locale alle pendici di S. Giacomo, zona in cui Bruno rammenta anche il Caffè Romagna e i suoi fantastici punch, modulati a seconda delle stagioni. E testimonia altresì l’indole nomade dell’artista, che lo condusse nei caffè mitici di New York, San Francisco e Miami, spesso intrisi di jazz, la sua grande passione. —



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