I racconti di Saroyan, attuali ottant’anni dopo

«Una visione lirica della difficile situazione dell’immigrato di qualsiasi paese e in qualsiasi tempo. Così potrebbe definirsi “Che ve ne sembra dell’America?”, il capolavoro di William Saroyan, una raccolta di racconti brevi scritta negli anni ‘40, ancora oggi di una attualità straordinaria. Come quando, attraverso lo sguardo stupito di sé bambino, lo scrittore di origine armena descrive il mondo devastato, anche economicamente, dalla “spagnola” e, in quella desolazione, il suo primo incontro con il dolore, ma non quello fisico, bensì quello privo di consolazione che prelude al crollo delle illusioni e rende uomini: “…e non urlavo di dolore per il dolore del dente, ma perché comprendevo com’era con tutte le cose, e che un uomo non comincia a vivere se non comincia a morire”. Saroyan non costruisce soltanto personaggi di indubbio rilievo narrativo: ogni suo testo è meravigliosamente ricco di considerazioni personali. Il suo pregio è quello di raccontare, con semplicità e naturalezza mai banali, le difficoltà del quotidiano facendoci sempre assaporare la bellezza che si nasconde dietro l’essenza delle cose. Forse per questo Elio Vittorini, anche lui “esule” negli anni ‘40 dalla Sicilia nel Nord Italia, ha definito il tipo di composizione breve di Saroyan, formatosi leggendo - tra gli altri - Eliot e Ezra Pound, come “poemetto in prosa”, non privo di scelte etiche e sempre con una promessa di vita carica di speranza, come nella battuta finale del racconto “II mondo e il teatro”: «Non piangete, vedrete che tutto andrà di nuovo bene, lo so, lo so, a letto, ragazzi, a dormire, non piangete, dormite stanotte e domani tutto andrà di nuovo bene». Il consiglio è di Giovanni Ingino, artista e poeta, docente di fotografia alla Fondazione Humaniter, ha esposto in gallerie d’arte a Milano, Roma, Amsterdam. Ha pubblicato le raccolte in versi “Il marchio del tempo” (Lietocolle) e l’ultimo “Sincrasi” (Stampa 2009) dove il passo lirico assume quasi tratti geometrici, scomponendo il quotidiano in brevi affreschi realisti benché visionari. —

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