“Il caminante” vince la malattia in solitudine passo dopo passo

Nel volume edito da Ediciclo che si presenta oggi  Andrea Spinelli torna  a riflettere sulla sua esperienza come in “Se cammino vivo”



La paura è il sangue della vita. Non è una frase a effetto, buona per catturare un po’ di attenzione. Andrea Spinelli quelle parole le ha scritte sulla pelle, si sono incise lentamente da sette anni a questa parte, dal giorno della diagnosi di adenocarcinoma alla testa del pancreas, un tipo di cancro non operabile. “Ho paura del cancro, e chi non ne ha”, confida Spinelli, ma lo dice con una serenità che lascia stupiti e ammirati i tanti che vanno ad ascoltarlo agli incontri dove presenta i suoi libri (nel primo, ‘Se cammino vivo’, pubblicato da Ediciclo, ha raccontato la reazione alla diagnosi, i momenti più bui e le incertezze) e dove spiega come quella paura gli abbia fatto scattare qualcosa, facendogli vedere il mondo con occhi diversi, offrendogli l’opportunità di esplorare una parte di sé. Al cancro, lui detesta lo si chiami con giri di parole, Spinelli, nato a Catania nel 1973 ma da anni adottato dal Friuli, ha reagito mettendosi a camminare. Una reazione d’impulso, nata per caso, che lo ha portato diciottomila e duecento chilometri dopo (tanti sono stati quelli percorsi fino a luglio scorso) a dire: camminare non mi guarirà, ma mi fa stare bene. Adesso ne ‘Il caminante’ (Ediciclo, pagg., 175, 15 euro) che si presenta oggi a Pordenonelegge alle 21 allo Spazio Gabelli con Giuseppe Ragogna, Spinelli fa un passo più in là. Non più un libro sulla malattia, ma con la malattia.

Camminare è pensare, pensare è camminare, e nelle lunghe giornate trascorse in viaggio sull’asfalto o sui sentieri della amata Carnia, della via Francigena, o sugli innumerevoli ‘cammini’, da quello Celeste a quello delle Pievi nella nostra regione, fino al Caminho de Fatima, nelle ore da solo, in dialogo costante con sé stesso, e nei tanti incontri con le persone che ha conosciuto nel suo andare, Spinelli ha costruito una efficace filosofia esistenziale. Qualcuno la chiama resilienza e a lui la parola piace, da quando ha scoperto che richiama il risalire sulla barca capovolta. Efficace perché gli permette di trovare quella serenità che sa essere un regalo insperato. Il camminare è stato il suo salvagente in mezzo alle onde; non è una ricetta: Spinelli anche sui social in cui è presente, non intende dare consigli o suggerimenti o peggio false illusioni. E anche se il suo caso clinico è studiato dai medici che si meravigliano di come possa affrontare i cicli di chemio e poi riprendere a camminare, Spinelli sa che ognuno di fronte a un tale evento reagisce in modo diverso. La sua è la condivisione di un’esperienza, e ai moltissimi che lo seguono, lo incoraggiano e fanno il tifo per lui, conclude dicendo, spero mi perdonerete se non finisco il libro mettendo un punto, che segna la fine, ma preferisco i due punti. —



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