Il cinquecento di Veronese esplosione di colori a Padova

di Marianna Accerboni
Genio precocissimo del colore e talentuoso sensore del suo tempo, che seppe interpretare anche attraverso un ardito (per l'epoca) istinto di libertà compositiva e decorativa, Paolo Caliari detto il Veronese (Verona 1528-Venezia 1588) è protagonista in questi giorni di un duplice evento: il primo polo espositivo affronta il tema "Veronese e Padova. L'artista, la committenza e la sua fortuna" ai Musei Civici agli Eremitani della città patavina e lungo un itinerario di approfondimento, che include la basilica di S. Giustina e la Sala della Carità di Padova, l'Abbazia di Praglia, Villa Roberti a Brugine e il castello del Catajo. La mostra - 50 dipinti e una quarantina di stampe tratte dai lavori del maestro - prende avvio proprio dai capolavori padovani, riuniti per l'occasione agli Eremitani, con la sola eccezione dell'inamovibile Pala di Santa Giustina dell'omonima basilica.
Partendo dalle opere giovanili, realizzate in clima manierista, la rassegna approda agli anni '80 del '500, quando nell'artista maturo si era già infiltrata la sensibilità per un'arte cromaticamente più morbida e aperta al futuro, in cui si avvertono i motivi di una sensibilità luministica prebarocca, documentando così - anche attraverso le opere d'importanti emuli, seguaci e copisti - il ruolo guida e l'influenza di Veronese su tanti contemporanei e nei secoli successivi su molte generazioni d'artisti in Italia e all'estero.
L'altro nucleo espositivo, più piccolo ma ugualmente prezioso e interessante, è visitabile al Museo Casa Giorgione di Castelfranco Veneto (Treviso) sotto il titolo "Veronese nelle terre di Giorgione". La mostra riporta alla luce le obliate vicende architettonico-artistiche di Villa Soranzo, progettata dal Sanmicheli e distrutta dopo la caduta della Serenissima: i magnifici affreschi del giovane Veronese, qui attivo per la prima volta con il suo team (Gian Battista Zelotti e Anselmo Canera), vennero staccati e dispersi in più sedi. La rassegna svela però anche un inedito fil rouge tra Veronese e Giorgione, due grandi dell'arte veneta accomunati dal genio e da un medesimo committente, i Soranzo: a simbolizzare tale liaison, nel salone della Casa del Giorgione, in cui si ammira il suo famoso "Fregio delle arti liberali e meccaniche", sono collocati per la mostra anche alcuni affreschi veronesiani già della Soranza, restaurati per l'occasione. Come il Fregio celebrano quelle Arti e Virtù che informarono gli antichi e colti dibattiti tra i nobili veneziani e veneti durante gli ozi della "Civiltà in Villa", irripetibile filosofia di vita per i pochi eletti dell'epoca, immersi nella bellezza di un dolce paesaggio, che Veronese seppe amplificare, come in un gioco, nei sofisticati trompe l'oeil dei suoi affreschi per queste straordinarie, storiche magioni. Così anche il fulcro espositivo del Museo Giorgione si espande lungo un affascinante itinerario in tema, dedicato al "Trionfo della decorazione in villa", che tocca Villa Maser, capolavoro palladiano e Patrimonio Unesco con 6 splendide sale affrescate da Veronese, che qui raggiunge l'apice della sua creatività pittorica rapportata all'architettura; Villa Emo pure del Palladio e Unesco, con affreschi di Zelotti, e Villa Corner Chiminelli, affrescata dal fratello di Veronese, Benedetto, e dalla loro scuola.
Considerato uno dei maggiori artisti del suo tempo, Veronese ci consegna in queste due mostre un'immagine del '500 fastosamente scenografica e connotata da un cromatismo smagliante, ricco e lucente, dalle pieghe sottilmente sensuali, tant'era sfarzoso, nonostante il ricorrente tema religioso.
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