Il febbraio al San Marco si apre con la crisi della democrazia

TRIESTE La democrazia possiede ancora dei contenuti o è solo un mito ideologico che si è svuotato? Alla luce delle recenti derive politiche assai poco democratiche sembrerebbe, in effetti, una parola che rischia proprio di non dire più nulla. Sia in Europa sia negli altri continenti, i valori solennemente proclamati dalle carte costituzionali appaiono sempre più come un’ipotesi perfetta quanto oramai poco realistica.
In una fase storica come quella attuale, socialmente meno moderna di quel che appare, dove la politica è sempre più delegittimizzata, esiste «un contenuto minimo dell’ordine democratico?». E se sì, questo “minimo” qual è? Siccome non è per nulla sano lasciarla in questo stato di grave deperimento, è ancora possibile rianimarla e farla rinascere dalle ceneri come la proverbiale araba fenice?
A cercare di dare delle risposte a questo complesso quesito che attanaglia la società globale moderna è “Ciò che resta della democrazia” (edizione Laterza) di Geminello Preterossi, docente di Filosofia del diritto e Storia delle dottrine politiche dell’Università di Salerno, saggio in cui indaga le dinamiche che hanno portato l’antico concetto di democrazia a perdere progressivamente pezzi per strada, fino a essere solo l’ombra pallida di sé stesso.
Come racconterà l’autore questo pomeriggio alle 18 al Caffè libreria San Marco alla presentazione a due voci del libro, assieme al giornalista Giovanni Tomasin, «sarebbe difficile negare che la democrazia sia in crisi, quando i dati di fatto ne confermano la stanchezza e la perdita di spinta propulsiva. Questo lavoro cerca di andare alle radici di tale fenomenologia e capire cioè se ci sono delle ragioni strutturali, tanto interne alla politica quanto di contesto esterno. Una ricerca non fine a se stessa ma con l’obiettivo di suggerire delle strade percorribili per ridarle valore e contenuti» spiega l’autore nell’introduzione dal significativo titolo “Lo spaesamento del presente”.
Sette snelli capitoli che analizzano il malconcio paziente da più punti di vista: da soggetto e sovranità a ritorno allo Stato sociale, dalla geologia della spoliticizzazione a costruire il popolo, fino al capitolo conclusivo “ripoliticizzare la democrazia”.
Il cartellone di febbraio al San Marco prosegue venerdì pomeriggio (allo stessa ora) con l’incontro con i poeti di Smerilliana, luogo di civiltà poetiche, assieme a Gio Batta Bucciol, Guido Cupani, Fulvio Segeto, Francesco Tomada e al fondatore di Smerilliana, Enrico D’Angelo.
Sabato 4 febbraio, invece, l’appuntamento è con lo scrittore triestino Mauro Covacich e il suo ultimo libro “La città interiore”. Romanzo ambientato nella nostra città, vista attraverso gli occhi del piccolo Vlauro, tra l’aprile 1945 e l’agosto 1972, quando i terroristi di Settembre nero fecero esplodere due cisterne di petrolio.
“Pensa altrimenti. Filosofia del dissenso” di Diego Fusaro, in programma domenica 5 e “Il Reis. Come Erdogan ha cambiato la Turchia” della giornalista Marta Ottaviani, giovedì 9, chiudono la prima parte delle presentazioni del mese di febbraio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








