Il groove alieno degli Spheres oggi al Miela con “Mirror”

Arriva dalla Nuova Zelanda il gruppo di World music che spazia dalle poliritmie africane ai ritmi caraibici fino al prog polinesiano



Arrivano dalla Nuova Zelanda e sono un fantasioso progetto sonoro e visivo, inventori di un groove alieno: gli Orchestra of Spheres portano al Miela, oggi alle 21.30, la loro ricetta che include poliritmie africane, funk, psichedelia, elettronica, percussioni (due batteristi sul palco), gamelan indonesiani (metallofoni, xilofoni, tamburi e gong), tradizioni del Borneo, kuduro (il genere musicale tra dance elettronica e ritmi caraibici, nato in Angola), prog polinesiano e molto altro («Siamo spugne celestiali che assorbono tutto», dicono). È l’unica tappa italiana del tour per presentare il loro doppio album «Mirror», uscito all’inizio di questo mese. World music nel senso più ampio e sperimentale possibile, accompagnata da una buona dose di ironia, una reputazione di selvaggi animali da palco che si sono costruiti nel tempo e un’immagine fatta di vestiti stravaganti: «Diamo molta importanza ai costumi di scena – spiegano – anche perché senza saremmo abbastanza noiosi da guardare! Ci travestiamo con abiti dai colori sgargianti, negli anni abbiamo provato di tutto, compreso metterci addosso delle luci led. E poi corone di palloncini che scoppiavano durante gli show, fiori di plastica…». L’inventiva coinvolge anche gli strumenti: celebre è la loro chitarra auto-costruita utilizzando una scatola di biscotti (di quelle quadrate, di latta) o il basso elettrico “carillon”. Qualcuno li ha paragonati agli Stereolab, i B-52s, e soprattutto i Talking Heads del periodo di «Remain in light» e della collaborazione con Brian Eno. —

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