Il “Lungo Ottocento” dell’Europa cambiò l’ordine del mondo

Cemil Aydin spiega perché le spinte regionalistiche e le primavere arabe derivano da quel secolo rivoluzionario



Strapazzata a lungo nei programmi scolastici e ora addirittura a rischio di cancellazione dall’esame di maturità, tanto da stimolare la reazione di un nutrito gruppo di appellanti che si sono rivolti al ministro dell’istruzione, la storia non è una disciplina che sembri incontrare il sostegno delle istituzioni. Eppure le trasmissioni televisive, i canali tematici, i volumi pubblicati e i festival, come quello di Gorizia, dimostrano un largo interesse tra il pubblico. La Storia allora fa paura? Crea imbarazzi il racconto del passato? Quello serio, va detto, perché non tutti hanno pari dignità. Non lo hanno quelli che sfrucugliano il privato dei personaggi storici e che pure tanto successo riscuotono, ma niente aggiungono a una seria indagine critica. La forza della storia non sta nell’insegnare, non è maestra, come dicevano i latini e, aggiungeva Eugenio Montale, “non si snoda come una catena di anelli ininterrotta”, ma va sempre riscritta, è come un continuo esercizio di ginnastica critica sul nostro passato che offre nuove prospettive con cui guardare il presente.

Così occuparsi all’inizio del XXI secolo, in un’epoca nella quale da tempo l’egemonia europea e occidentale è insidiata dalle potenze asiatiche e latino americane in ascesa, del “Lungo Ottocento’” (Einaudi, 287 pagg., 23 euro), come fa Cemil Aydin, professore di Storia all’University of North Carolina, solleva interrogativi inediti e nuovi spunti di riflessione. Partendo da una constatazione: il tramonto dell’occidente profetizzato da Oswald Spengler non è avvenuto. Però l’egemonia dell’area euro-atlantica ha ceduto il posto a un ordine mondiale fondato sull’equilibrio fra più regioni, che ha plasmato un mondo policentrico, in cui le sfere regionali e geopolitiche in cui siamo immersi, quella bianca e occidentale, quella asiatica e quella africana, sono emerse alla fine del XIX.

Il Novecento è stato il secolo breve, secondo la celebre definizione di Hobsbawn? Ecco l’Ottocento king size di Aydin, che si estende dal 1770 agli anni Venti del XX secolo. Sono i lunghi anni di incubazione da cui nascerà l’ordine internazionale del nuovo millennio. Contengono la spinta delle idee rivoluzionarie del 1789, che i nuovi mezzi di comunicazione diffondevano in un mondo che stava cominciando a farsi globale e l’espansionismo degli imperi. Da lì arrivano anche, si svela qui la novità della lettura di Aydin, il persistere nel presente assetto della politica internazionale di progetti pan nazionalisti arabi e asiatici e le spinte regionalistiche europee. In altre parole le tentazioni antieuropee e le primavere arabe hanno un’unica, lontana, matrice. —



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