Il Premio Tomizza vinto ex aequo da Selene Gandini e Raoul Pupo
È una novità assoluta per il Premio Tomizza e una scelta che forse farà discutere: per la prima volta nei suoi 15 anni di storia quest’anno il Premio, patrocinato dal Comune di Trieste, si sdoppia e verrà assegnato, ex aequo, allo storico Raoul Pupo, come riconoscimento per “il suo costante impegno nell’accertamento e nella divulgazione di memorie storiche troppo spesso dimenticate o travisate”, e all’attrice Selene Gandini, per “la commossa interpretazione della figura di Norma Cossetto nel film “Red Land” (Rosso d’Istria)”. La consegna del premio, annunciata ieri in conferenza stampa, avverrà alle 18 di lunedì 10 giugno all’Hotel Savoia Excelsior di Trieste. «Da una memoria sofferta deve nascere una cultura di pace, senza distinzione tra l’una e l’altra parte, perché la guerra è un’unica e devastante follia» ha sottolineato Enrico Norbedo, presidente del Lions Club Trieste Europa che ha istituito il premio Tomizza, attribuito nelle ultime edizioni a figure come Paolo Rumiz (2014), Simone Cristicchi (2015), Demetrio Volcic (2017) e Mauro Covacich (2018). «Proprio Covacich, descrivendo le ansie dell’uomo di frontiera, ha evidenziato come fosse impossibile comprendere chi fossero i buoni e chi i cattivi – ha dichiarato Norbedo –. Noi stiamo con Primo Levi, che disse che capire era impossibile, conoscere necessario e non vogliamo prendere posizione né per una parte né per l’altra. Vogliamo piuttosto permettere alle persone di trovare dei punti d’incontro, un concetto caro a Fulvio Tomizza, che con le sue opere ha cercato di creare una cerniera per tenere uniti due mondi, al di qua e al di là del confine». A Pupo, evidenziano gli organizzatori, va il merito di aver rilanciato negli anni Novanta, con la sua opera, gli studi storici sull’esodo giuliano-dalmata e sulle foibe. A Gandini, attrice, regista e autrice che ha lavorato con i principali protagonisti del teatro italiano, quello di aver regalato un’interpretazione toccante delle grandi sofferenze subite dalle genti istriane verso la fine del secondo conflitto mondiale e nel dopoguerra. —
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