Il ritratto di Italo Svevo dipinto da Leonor Fini acquistato all’asta dalla FondazioneCRTrieste

Il prezzo finale dell’opera, stimata inizialmente tra i 15 e i 25mila euro, è schizzato in alto durante l’aggiudicazione a Milano 

Paolo Marcolin

È stata la Fondazione CRTrieste ad aggiudicarsi martedì pomeriggio, 26 maggio, per 280.000 euro il Portrait d’Italo Svevo di Leonor Fini all’asta milanese di Il Ponte. Il dipinto resterà così a Trieste. Non solo, ma sarà finalmente visibile al pubblico (finora era appartenuto a una collezione privata) senza bisogno di attendere una mostra.

Ad assicurarlo, a nome della Fondazione, il vice presidente Francesco Peroni, che a caldo ha espresso «il grande orgoglio con cui l’ente presieduto da Massimo Paniccia ha voluto acquisire un’opera di alto valore iconico, espressione di due personalità come quella di Italo Svevo e Leonor Fini”.

Roma si mobilita per evitare l’addio al ritratto di Svevo dipinto da Leonor Fini
Il ritratto di Italo Svevo dipinto da Leonor Fini al Revoltella

Il prezzo 

Il prezzo finale, dopo un serrato batti e ribatti dei compratori collegati con la casa d’aste per telefono e via web, è stato appunto di 280.000 euro. Un bel colpo, dal momento che era presentato con una stima di 15-25.000 euro e con base di 15.000. Ai 280.000 euro di aggiudicazione vanno aggiunti i diritti d’asta: con la commissione del 28% prevista da Il Ponte Auctions, il costo effettivo per il compratore sale a 358.400 euro. Diverso il discorso per il venditore: l’aggiudicazione è stata di 280 mila euro, ma il netto effettivamente incassato dipende dalle commissioni pattuite con la casa d’aste, che non sono pubbliche. In un’ipotesi molto approssimativa al venditore, la triestina Claudia Benetti, andrebbe un netto tra i 224 e i 250.000 euro.

Il dipinto 

Il dipinto, un olio su tavola del 1928, si colloca così ben oltre la fascia dei lavori minori o semplicemente “locali” di Leonor Fini e diventa uno dei casi più sorprendenti del mercato recente legato all’artista. Naturalmente siamo ancora lontani dai vertici assoluti di Fini, che in asta ha superato i 2,5 milioni di dollari con Dans la tour (Autoportrait avec Constantin Jeleński) e i 2,32 milioni con Autoportrait au scorpion, mentre Figures on a Terrace si è fermato a 980.000 dollari. Ma proprio questo rende ancora più eloquente il dato milanese: il ritratto triestino di Svevo non entra nel gruppo dei capolavori milionari dell’artista, però moltiplica di oltre dieci volte la stima alta e segnala che il mercato ha riconosciuto in quell’opera un valore non soltanto affettivo o cittadino, bensì storico, iconico e ormai pienamente internazionale.

L’acquirente 

La decisione di partecipare all’asta è stata presa dal cda della Fondazione CRTrieste nella riunione di lunedì mattina. Non è stato una vittoria facile. Altri compratori hanno conteso a colpi di rialzo il quadro di Italo Svevo ritratto in giacca e cravatta e con uno sfondo quasi ironico e straniante. Dopo cinque minuti di rilanci, tra on line e telefono, la banditrice ha alzato il martello e il quadro ha preso la via della Fondazione CRTrieste. Ed è rimasto saldamente in città.

Dove sarà esposto adesso?

Peroni non si sbilancia. «Sicuramente sarà visibile al pubblico, la Fondazione intende infatti offrire il ritratto alla città, dobbiamo decidere dove e in quale modo», medita Peroni. Qualcuno sostiene che il luogo ideale potrebbe essere il museo Revoltella, cui la Fondazione potrebbe prestarlo con la formula del comodato, ma Peroni non esclude altre soluzioni istituzionali.

Prima dell’inizio dell’asta, un altro colpo di scena. Era stato annunciato l’avvio per l'opera del “procedimento di dichiarazione di interesse storico e artistico particolarmente importante”. Un’azione intrapresa dalla Soprintendenza e volta ad evitare che il quadro venisse portato lontano da quella Trieste alla cui storia culturale è legato indissolubilmente. L'interesse attorno alla vendita del quadro era stato acceso da Il Piccolo appena si era saputo dell’asta. La mossa della Soprintendenza era pertanto volta a rendere più difficile l’acquisto del quadro da parte di un compratore che volesse portarlo all’estero. Infatti, una volta controllato autore, provenienza, stato di conservazione, rarità e rilievo culturale dell’opera, il Ministero può dichiarare il bene di interesse culturale. Ma non è stato necessario arrivare fino al vincolo. Il fatto stesso che, attorno al dipinto, si siano mossi insieme istituzioni pubbliche come il Ministero e soggetti privati come la Fondazione dice però con chiarezza quanto quel ritratto fosse sentito come un bene della città. E alla fine il risultato è questo: il quadro resta a Trieste, dove la sua storia aveva cominciato a intrecciarsi con quella di Svevo e della cultura novecentesca cittadina.

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