Il soprano Fulvia Ciano: «Tutto cominciò con la mia cotta per Mario Del Monaco»

Nadia Pastorcich
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«Credo che sia stata l'opera a venire a me e non il contrario». Il soprano triestino Fulvia Ciano ha raccolto i suoi ricordi nel libro “So anch'io la virtù magica. Memorie semiserie di una vita in palcoscenico” (Le lettere scarlatte, pagg. 264, euro 12). L'autobiografia verrà presentata oggi, alle 18.30, al Caffè San Marco dal giornalista Walter Chiereghin. «Queste memorie – spiega il soprano – prima di pubblicarle, sono state lette da alcuni miei amici, tra i quali il basso Vincenzo Sagona che nel frattempo è venuto a mancare. Ho voluto dedicare a lui il libro».

Una vita quella di Fulvia Ciano avvolta dalla musica che scorre tra le pagine con una giusta dose di ironia e sincerità. L'amore per l'opera lo deve alla madre: «Vien Fulvieta! Stasera scoltemo la Beterflai alla radio». «Da ragazzina – ricorda Ciano – andavo al cinema a vedere i film musicali. Il colpo di grazia me lo diede il film “Verdi”. A interpretare i ruoli tenorili era Mario Del Monaco – avevo preso una cotta per lui. Ascoltavo sempre la radio, sperando di sentirlo. Ho cominciato così a cantare».

Terminata la scuola dell'obbligo Fulvia si mette a lavorare, fino a quando, un giorno, grazie a un'amica – cantavano assieme nel coro “Nuovo Montasio” – si ritrova a studiare canto. «La maestra Laura Gasparini mi prese come allieva. In quel periodo al Teatro Verdi cercavano delle giovani cantanti. Feci l'audizione con il maestro Glauco Curiel eseguendo l'aria “So anch'io la virtù magica” di Norina del “Don Pasquale”. Mi presero per il ruolo della prima putela nella “Strada e le stele” del Trittico di Illersberg».

Dal '63 in poi la scritturano per diverse produzioni: “Manon” con Giuseppe Di Stefano, “Lucia di Lammermoor” con Renata Scotto, “Fedora” con Magda Olivero. «Magda ha riempito le mie serate da ragazzina, aggrappata alla colonna della seconda galleria del teatro Verdi, la vedevo interpretare i suoi ruoli».

A segnare il suo percorso è la vittoria al concorso nazionale per giovani cantanti AsLiCo a Milano nel '65. La sua permanenza nel capoluogo lombardo è costellata da tanti incontri e piacevoli serate con il basso baritono triestino Claudio Giombi: «“Facciamo la catena su quel tavolino – mi disse Claudio – così vengono i morti a darti consigli”. Rimasi affascinata da quell'esperienza». Milano, Napoli, Roma, Torino, Praga nei giorni della “primavera”. «Nel libro racconto alcuni episodi particolari, come quello a Praga nei giorni dell’invasione russa. Eravamo andati a registrare “L'elisir d’amore”. Al mattino, aprendo la finestra dell’albergo, mi sono ritrovata un carro armato davanti. Mia madre mi raccontò che ero diventata un caso cittadino con tanto di articoli su Il Piccolo».

A unire le memorie è l'umanità che si respirava in quegli anni. «Quando si faceva un'opera la compagnia si radunava per le prove. Si creava un bel feeling. Ho avuto il piacere di lavorare con il basso Paolo Montarsolo e il tenore Luigi Alva. Con loro mi divertivo molto» conclude il soprano.

«Quando si arriva a un'età (sedici lustri) – scrive Claudio Grisancich in quarta di copertina – che pare adatta a tirare le somme e si ritiene che di quel che si è raggiunto valga la pena dire quanto per ottenerlo sia costato, ecco che ci arriva la narrazione ariosa ed emozionata di Fulvia Ciano». —

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