In quel villaggio di dannati nessuno sfugge al male

La presenza della morte incombe fin dalle primissime sequenze. Accompagna l’angoscia di Dani, che dopo aver ignorato l’ennesima richiesta di aiuto della sorella bipolare non riceve più sue notizie. Dani cerca il conforto del fidanzato Christian, il quale, di suo, vorrebbe interrompere questa relazione che sembra procedere ormai per inerzia. Per inerzia o per una forma di commiserazione alimentata dal ricatto, specialmente dopo che i timori della ragazza per l’incolumità della sorella si sono rivelati fondati. All’improvviso senza famiglia e costretta a elaborare un tragico lutto, Dani si accoda a un viaggio organizzato che la porta assieme al fidanzato e a un gruppo di amici in un remoto villaggio della Scandinavia, dove ogni novanta anni si celebra un rituale per festeggiare la “Mezza Estate”.
L’ambientazione rurale e il paganesimo su cui si fondano regole e abitudini di questa piccola comunità che vive isolata all’estremo nord europeo, ci riportano con la memoria a “The Wicker Man”, caposaldo del cinema agorafobico a firma di Robin Hardy, anche se qui manca quella pervasiva tensione erotica tipica degli anni Settanta, così come non si trovano le altrettanto esplicite forme di violenza che negli stessi anni raggelavano gli escursionisti cittadini nei boschi della Georgia in “Un tranquillo weekend di paura”. Per ragioni precise. In “Midsommar”, infatti, l’orrore è tutto interiore e si esplicita nelle dinamiche di relazione, all’interno della coppia ma anche tra amici, in relazioni che procedono fondamentalmente a senso unico. La crisi del nucleo familiare era già centrale nel precedente film di Aster “Hereditary – Le radici del male”, ma qui i concetto è allargato alla comunità e all’individuo e si esprime in una forma altrettanto disturbante ma più controllata e matura, già riconoscibile per segno autoriale. Il male che Aster racconta è quello che affligge la società occidentale contemporanea (il modello di riferimento è quello americano): l’egoismo, il cinismo, l’opportunismo, l’indifferenza. “Midsommar” è un horror che si consuma alla luce del sole per mettere a nudo la meschinità (crudele) che alberga in chiunque. Chiunque. Nessuno escluso.
Midsommar – Il villaggio dei dannati di Ari Aster con Florence Pugh, Will Poulter, William Jackson Harper, Jack Reynor
BEA. FIO.
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