Jovanović, primadonna della lirica «Bella? Preferisco essere autentica»

La definizione di primadonna le si addice spontaneamente: talento, bellezza, personalità sono caratteristiche che colpiscono l’interlocutore al primo incontro, mentre sensibilità e simpatia subentrano a mitigare l’altisonante definizione che le viene assegnata dal suo ruolo al Teatro dell’Opera di Belgrado. Jadranka Jovanović è una delle cantanti serbe dalla carriera internazionale più considerevole ed è rimasta nel cuore dei triestini con le sue frequenti esibizioni sia sul palcoscenico operistico che in fortunatissimi spettacoli d’operetta. Domani le verrà assegnato il XXXI Premio internazionale dell’Operetta, nel corso dell’annuale Gran gala al Politeama Rossetti. Il legame con Trieste e il suo sempre dichiarato amore per il genere dell’operetta lo rendono particolarmente gradito: «Esattamente vent’anni fa - racconta - mi era stato chiesto in quanto artista emergente di consegnare questo premio al grande Nicolai Gedda. Ero emozionatissima e non avrei mai immaginato che un giorno avrei potuto ricevere lo stesso riconoscimento, in una città che ha dato tanto alla mia carriera artistica».
Signora Jovanović, se potesse scegliere, per quale ruolo si assegnerebbe questo premio?
«Penso non sia legato a un singolo ruolo, ma descriva profondamente quello che sono. Lo vivo come coronamento di un percorso ed è un premio al quale non possono ambire tutti i cantanti lirici».
Effettivamente per molti l’operetta è un genere alieno.
«Sono necessarie qualità poliedriche: occorre danzare cantando e alternare recitazione e canto (che richiedono due impostazioni diverse), inoltre brio, passione ed energia senza riserve. So che diversi artisti e musicologi tendono a sottovalutare questo genere, ma sono anche convinta che la sua natura multiforme spaventi, come anche che il vero talento sia sempre un grappolo di capacità diverse».
Al quale oggi dovremmo sommare il valore aggiunto della bellezza, molto ricercato anche nel mondo della lirica. Ma lei in un’intervista ha piuttosto sottolineato la forza del sorriso...
«Nella mia lingua quello che viene tradotto come sorriso ha una valenza più profonda: è quella tenera empatia che permette di instaurare rapporti umani. Tutti sono deboli nei confronti della bellezza, ma non deve diventare un imperativo. Oggi la possibilità di autopromozione, soprattutto sui social, ha generato una forte tendenza a voler mostrare proiezioni di se stessi che non corrispondono alla realtà, ma la finzione si rivela presto per quello che è. Credo nell’autenticità e sono convinta sia una qualità che mi ha favorita nella carriera. Una bella immagine è soltanto la superficie, alla quale la nostra civiltà occidentale attribuisce troppo valore. Ne consegue anche il razzismo nei confronti dell’età. Nei paesi asiatici i segni del tempo sono sinonimi di esperienza e suscitano rispetto».
I paesi asiatici, come quelli arabi, stanno inoltre diventando i nuovi fruitori dell’opera lirica.
«Quello che succedeva vent’anni fa in Asia sta accadendo ora nei paesi arabi, che sono estremamente interessati alla cultura europea. Sono stata la prima a cantare Carmen ad Abu Dhabi, una grande responsabilità anche per il tema scomodo trattato. Non sapevo quale potesse essere il limite accettabile nell’interpretazione, soprattutto di fronte al pubblico della prima, con tutte le autorità e le signore velate nelle prime file, ma c’era curiosità ed è stata accolta molto bene».
Nel 2016 ha intrapreso la carriera nel Parlamento serbo. Nel suo caso ritiene quest’attività un mezzo fondamentale per sostenere la cultura?
«La gente ha paura della politica. Esiste una tendenza globale a considerare i politici egoisti, disonesti e intellettualmente discutibili, ma io credo si possa scegliere di esserlo o meno. Non appartengo a nessun partito e questo mi dà una libertà enorme. Ho certamente imparato che le nostre ambizioni artistiche non sono nulla in confronto alle ambizioni politiche, ma non faccio nulla di diverso rispetto a quello che facevo come artista. So che è difficile entrare attivamente in battaglia di fronte alle ingiustizie, ma l’ho sempre fatto, anche se l’azione non è mai una scelta comoda e anch’io ogni tanto vorrei restare sul divano a guardare la tv. Ma la vita non segue mai una sola direzione e nonostante il mio vocabolario non sia politico, ho ottenuto ottimi successi combattendo con passione per la cultura. Non ho bisogno di dare importanza a me stessa, sono appagata come artista e in politica desidero contribuire all’evoluzione dell’immagine del mio paese». —
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