Katia Ricciarelli guida I Puritani «Vorrei un X Factor della lirica»

trieste
Con l’imprimatur di un’autentica primadonna il Teatro Verdi si appresta ad alzare il sipario sul nuovo allestimento de “I Puritani”, il capolavoro di Vincenzo Bellini deputato a inaugurare, venerdì sera, la nuova stagione lirica programmata dalla Fondazione triestina, che ha scelto di affidare la regia dello spettacolo a Katia Ricciarelli in collaborazione con Davide Garattini Raimondi. «Ci tengo molto a sottolineare – dice la Ricciarelli- che sono davvero felice e contenta di essere qui a Trieste nonché piacevolmente sorpresa del team che ho trovato in teatro, dal sovrintendente al direttore generale e al direttore artistico che sono tre persone straordinarie, poi il coro è molto buono così come l’orchestra, affidata al maestro Carminati che lavora in maniera intensiva e ha un entusiasmo e una carica pazzesca. E poi il team che ho portato io, ovvero il regista Davide Garattini che mi ha dato una mano incredibile, la costumista Giada Masi e lo scenografo Paolo Vitale. Solo lavorando in piena sinergia siamo riusciti a portare avanti questo progetto, altrimenti impossibile. Devo dire che lavoro tanto ma mi sto divertendo molto, cerco di infondere nei cantanti una carica, li sprono perché facciano al meglio anche se sono davvero tutti molto bravi. E poi mi permetto di dare loro anche qualche suggerimento vocale, per il loro bene e senza antagonismo e poi perché siamo tutti interessati che lo spettacolo funzioni».
Il fatto di essere lei stessa cantante quanto l’ha aiutata nell’affrontare questo impegno registico?
«Sicuramente mi ha aiutato moltissimo il fatto di conoscere l’opera, che ho cantato nella versione Malibran ovvero una versione particolare che ha diversi momenti in cui la tessitura è più bassa e che mi ha permesso di cantarla, perché altrimenti non sarebbe stata nelle mie corde. Quindi so cosa significa, so cosa vuole il personaggio di Elvira, che è non è una ragazza leziosa ma una donna a tutti gli effetti, con l’unico problema di non essere a posto col cervello quando viene abbandonata da Arturo… ma succede anche adesso, se vogliamo. Poi anche gli altri personaggi hanno caratteristiche da porre in evidenza e io ho inteso farlo curando molto l’espressione del viso».
Secondo la sua esperienza, quale errore non dovrebbe mai fare un regista d’opera ?
«Imporre la sua personalità su quella degli interpreti. Io non voglio certo misurarmi ai grandi registi perché la mia professione è stata ed è un’altra ma ritengo che il regista dovrebbe osservare attentamente i cantanti per capire quello che sono istintivamente capaci di fare e solo dopo correggerli secondo la sua idea registica».
Le è mai capitato di trovarsi in disaccordo col regista tanto da rifiutarsi di andare in scena?
«Solo una volta in una Turandot, in cui il regista faceva sì che Liù, dopo il suicidio per amore, restasse a terra come uno straccio, davanti alla Principessa e a Calaf che cantavano il duetto d’amore. Una cosa davvero bruttissima che mi ha dato molto fastidio, per cui gli ho detto che se non cambiava io non avrei cantato. Alla fine ha capito e ha modificato questa scena».
Oltre all’opera, lei ha riscosso lusinghieri consensi anche come attrice di film e fiction…
«Premetto che non ho cercato io di fare tutto questo ma mi è capitata l’occasione e che non ho studiato arte drammatica nè dizione. Anche grazie all’aiuto di quel grande regista che è Pupi Avati ho affrontato tutto con grande naturalezza, cercando di essere me stessa».
Di recente ha fatto anche il giudice in un talent show: una formula simile potrebbe funzionare anche per la lirica?
«Sicuramente si potrebbe fare solo che i produttori hanno sempre paura che un format basato sulla lirica non incontri i favori del pubblico. Invece secondo me avrebbe un grande successo. Certo va fatto bene, con ironia e leggerezza, senza insistere su dettagli tecnici ma piuttosto guardando l’opera da un’ottica diversa, pensando sempre che il melodramma è incoerenza. Un ‘X Factor’ in ambito lirico sarebbe interessante soprattutto per la vita che potrebbero fare lì gli aspiranti cantanti».
Quali impegni dopo Puritani?
«L’insegnamento è una costante, dato che tengo corsi organizzati nei posti in cui vado per lavoro, perché i giovani cantanti non hanno i soldi per fare tanti viaggi. Ma il progetto futuro per me è l’intero 2019, in quanto faccio 50 anni di carriera e quindi ci sono tanti impegni, e pure l’ipotesi di fare anche un film sulla mia vita». —
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