La Crocifissione quotidiana vista da Pison

TRIESTE. «Se hai la fortuna di portare in scena il testo teatrale di un autore vivente, allora devi tallonarlo, catturarlo, costringerlo a rivelarti tutto quello sa. E che anche tu vuoi sapere». Le idee chiare ce le ha, Igor Pison, regista che in questi giorni, in sala Bartoli, al Rossetti, sta mettendo a punto l'allestimento di “Rosso venerdì”.
È la nuova produzione del Teatro Stabile Fvg, e fa seguito a “Scandalo” di Arthur Schnitzler, in scena fino a oggi nella sala principale. Là si trattava di un autore di più di cent'anni fa, qui per “Rosso venerdì”, la scrittura tutta contemporanea è di Roberto Cavosi, esploratore di un presente indecifrabile com'è il nostro, e drammaturgo fra i più attivi in Italia. Il debutto dello spettacolo è fissato per martedì 3, alle 19.30. Interpreti saranno gli attori della nuova Compagnia, l'ensemble che abbiamo visto e rivedremo quest'anno impegnato anche in altre produzioni dello Stabile regionale.
«Se poi si tratta di un testo inedito, se sei il primo che lo mette in scena - prosegue Pison - allora devi crederci fino in fondo, seguirlo parola per parola, fidarti della sua logica». Perché non è un testo qualsiasi, “Rosso venerdì”, fin dal titolo.
«Era un giorno come un altro, con il sole che batteva ed un altro uomo da uccidere» dicono le prime righe. Attraverso le quali Cavosi disegna una città, una collina, il crescendo di un'attesa. Qualcosa sta per accadere. Sentiamo le voci di venditore di aspirapolveri porta a porta, di una donna preoccupata per il colloquio di lavoro che la attende, del proprietario di una fabbrica di scarpe, di un'altra donna, più anziana, malata di Alzheimer. Figure quotidiane, messe accanto ad altre, dal più evidente valore allegorico. Un angelo a cui sono state tagliate le ali. Un uomo che si chiama Pietro e tradirà...
«Alle spalle del testo c'è il racconto evangelico della Crocifissione: il venerdì del titolo», spiega il regista. «Ma c'è anche un'ispirazione che proviene da una tavola del fiammingo Brugel, “La salita al Calvario”, un paesaggio dove figure e abiti contemporanei al pittore, del Millecinquecento, si mescolano a un più tradizionale iconografia cristiana. Con la scenografa Petra Veber abbiamo pensato che questa poteva essere l'indicazione per allestire un testo a noi contemporaneo e così originale: un “monologo a più voci”, come dice l'autore, un “prisma parlante”, come lo intendo io, dove ognuno racconta se stesso, si confessa da solo, autoassolvendosi dalle proprie colpe. Un modo di poveri cristi, in definitiva, nel giorno dell'espiazione».
E della purificazione, vedrebbe da dire, dando un senso alle tante bottigliette d'acqua - quelle che ci accompagnano nella nostra giornata, nello zaino o nella cartella di lavoro – bottiglie che con un gesto ripetuto, compulsivo, passano tra le mani dei personaggi inventati da Cavosi. «E destinate a diventare spazzatura. Plastica poetica, come quella che occupa tutto lo spazio della nostra scena».
“Rosso venerdì” vede in scena Filippo Borghi, Adriano Braidotti, Federica De Benedittis, Ester Galazzi, Andrea Germani, Lara Komar, Riccardo Maranzana, Francesco Migliaccio e Maria Grazia Plos. Repliche fino al 22 novembre.
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