La felicità è la vita stessa, i versi visionari di Pellegatta

Marco Pelliccioli è un poeta lombardo, nato nel 1982. Ha pubblicato per Lietocolle due raccolte poetiche, “C’è Nunzia in cortile” e l’ultima, “L’orfano”, meritando diversi riconoscimenti e per la narrativa “A due passi dal treno” (Eclissi Edizioni), segnalato al Premio Italo Calvino 2014. Suo è anche il saggio “Un dandy a teatro. Oscar Wilde e Woody Allen” (MEF Edizioni). Contraddistinto da una scrittura realista, le sue poesie affondano radici in un quotidiano che ci investe con il suo carico di pesi e sensazioni, talvolta di inerzia e immobilità. Il verso è sciolto ma misurato, uno sguardo, il suo, che si aggancia anche alle problematiche sociali dell’epoca, come per esempio la migrazione e comunque non si allontana mai dalla vita, dalle sue offese e difese. Il pregio dell’autore è saper declinare il sociale all’esistenziale, perché in fondo, segnati dallo stesso destino, siamo tutti destinati a essere senza padri né madri. Il suo consiglio: «Il mio suggerimento va a una recente raccolta poetica, “Ipotesi di felicità” (Mondadori) di Alberto Pellegatta. Un libro di poesia che manifesta una graduale dissolvenza della realtà nel sogno attraverso una voce che “si affaccia e si ritrae / solo per pronunciare meglio”, interessata a ciò che è impuro, dissacrato, sfuggevole, una voce che assimila l’animalità all’umano compiendo un movimento dopo il quale restano “pochi vocaboli”, “bilance truccate / e prati di salvia senza virgole”.
“La civetta per certi morti è un fiore”, scrive Pellegatta. Cosa vorrà dire? Non lo sappiamo eppure ci riguarda, come le innumerevoli immagini che, liberate dal senso comune, interrogano il nostro rapporto con il reale. Il risultato sono componimenti torbidi, grotteschi, visionari, nei quali gli elementi interferiscono tra loro alimentati da una tensione comune, impalpabile eppure presente.
Di notevole qualità è il poemetto conclusivo, “composto da sei movimenti che girano attorno alla malattia e al dolore che manda in pezzi e fortifica, un invito ad approfittare dell’esistenza perché la felicità è la vita stessa”». —
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