La filosofia è anche un po’ follia vent’anni dopo il libro di Rovatti

L’edizione riveduta e aggiornata dell’opera in libreria da lunedì Domenica in anteprima se ne parla a Udine, il 24 maggio nel parco dell’ex Opp a Trieste
Foto BRUNI 05.01.2018 La libreria di Deborah e Aldo Rovatti
Foto BRUNI 05.01.2018 La libreria di Deborah e Aldo Rovatti

UDINE. Verrà presentato in anteprima al Festival Vicino/Lontano di Udine, domenica, alle 11.30, all’Oratorio del Cristo in Largo Ospedale Vecchio, “Le nostre oscillazioni. Filosofia e follia” (Collana 180 – Archivio Critico della Salute Mentale, Edizioni Alphabeta Verlag, 2019, pagg. 96., euro 12), il nuovo libro di Pier Aldo Rovatti, un’edizione riveduta e aggiornata di “La follia in poche parole”, che entra oggi a far parte della Collana 180. A Trieste se ne parlerà venerdì 24 maggio alle 18, nell’ambito della rassegna “Rose Libri Musica e Vino”, nel Parco di San Giovanni. Il libro sarà disponibile nelle librerie a partire da lunedì.

La necessità di questa nuova versione, che arriva a quasi vent’anni dalla sua prima stesura, è dettata dal fatto che in questo lasso di tempo la prossimità tra filosofia e follia si è svuotata, non perché sia qualcosa di superato, ma perché l’abbiamo resa invisibile, l’abbiamo cancellata, trasformando una questione seria e attuale in un episodio culturale di scarsa rilevanza. L’urgenza dell’autore è quella di riprendere in mano il problema con un titolo che sottolinei e rilanci l’importanza del dubbio, espresso in maniera efficace da quel “non so” da cui partiva la sua riflessione vent’anni fa.

Un “non so” che non è una cautela, ma una posizione costruttiva. Questi due monosillabi possono dirci qualcosa di non banale sulla follia. Sono l’invito a “metterci scomodi”, come a cavallo di un muretto, con una gamba di qua e una di là, e imparare l’arte dell’oscillazione, anche se è un esercizio rischioso. Come non pensare a Franco Basaglia che alla domanda “Chi è il malato di mente?”, nella famosa intervista di Sergio Zavoli ne I giardini di Abele 1969, rispose “non so, perché non lo sa nessuno”.

L’oscillazione richiama l’esitazione, il paradosso, il dubbio e dovrebbe stare all’origine di ogni pensiero filosofico. Mentre siamo a cavallo del muretto probabilmente vorremmo ritirare lo slancio e starcene da una parte oppure assecondare lo slancio e portarci con un salto dall’altra. Ci viene chiesto, invece, di stare in bilico. Questa è la posizione da prendere per non far sparire la follia.

Stare a cavallo del muretto significa introdurre la follia nella nostra cassetta degli attrezzi e imparare a stare in una posizione di equilibrio instabile. Dobbiamo imparare l’arte dell’oscillazione per non cedere all’inerzia di un pensiero che crede di aver già raggiunto il proprio equilibrio o si affatica soltanto per tentare di ottenerlo. Abbiamo bisogno della “follia” per ricominciare a pensare utilmente e per far fronte alle dilaganti pratiche della medicalizzazione. —



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