“La magia di Trieste” è sempre in bilico fra terra e mare

TRIESTE Trieste ha un rapporto ondivago con il suo mare, se ne allontana e se ne avvicina a seconda delle epoche, come a seguire del onde di marea della storia. Il mare era lontano in epoca preromana, quando le genti vivevano nei castellieri arroccati sull’altopiano. Si avvicinò al tempo di Tergeste, quando fu porto e scalo di traffici lungo tutto l’Adriatico. Di nuovo il mare era distante nel lungo arco del Medioevo, per tornare i età moderna e contemporanea fino a essere un tutt’uno con la città. Oggi il mare di Trieste è un orizzonte interiore che pervade il carattere e lo spirito dei triestini, che vivono per così dire sospesi fra terra e mare, condizionati da una dualità che diventa filosofia di vita: dalla terra il mare si estende verso un orizzonte dove tutto è possibile.
È intorno a questa idea- e cioè quel “richiamo irresistibile del mare che persuade lo spirito a intuire l’estasi dell’infinito” - che Erica Bonanni ha raccolto in volume cinquantuno racconti “tra terra e mare”, in una sorta di piccola enciclopedia narrativa intitolata “La magia di Trieste” (Edizioni Bora.La., pagg. 175, Euro 12,00).
Il libro sarà presentato oggi a Trieste, alle 18, alla Società Ginnastica Triestina Nautica, Pontile Istria 6.
Quasi a sottolineare ironicamente l’intenzione sistematica della raccolta, l’autrice ha costruito le brevissime trame delle short-stories intorno a dieci temi, ciascuno contrassegnato da un piccolo logo in esergo: amore, musica, animali, sport, amicizia, ricordi, vento, notte, oblio e sogni.
Il risultato è uno zibaldone dove c’è di tutto, un caravanserraglio narrativo scoppiettante e giocoso che spesso scivola nel surreale o nel grottesco, in una fantasmagoria di minuscole storie concluse dove il mare fa da collante, da sfondo, da aggancio e rilancio verso altre suggestioni. Sono microstorie dove ricorrono variamente combinate situazioni e personaggi: amori falliti che virano al delitto, disabili alle prese con un personalissimo riscatto (per esempio nei racconti “Oltre il visibile” e “una stella nella notte” la protagonista è una ragazza non vedente), sessualità cangianti, anziani alle perse con un futuro effimeri ma gioioso. Del resto, ragiona Cinzia, la protagonista del racconto “Tutta colpa del cronotipo”, “il mare è una creatura straordinaria (...) enigmatica e ambigua, ma sempre presente e comunicativa. Chiunque può avvicinarsi a lui per confidare le proprie pene, oppure per condividere la proprie gioie, in qualsiasi momento, senza appuntamento o restrizioni sull’orario”. Si perché il mare, ci ricorda ancora l’autrice per bocca del suo personaggio, “non ha pregiudizi, non è razzista né omofobo, accoglie tutti con la stessa indulgenza”. Proprio come i racconti della Bonanni. —
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