La passione per il teatro di Maria Montessori e la stupidità dei robot
Voleva calcare il palcoscenico, la piccola Maria Montessori: la sua prima passione è stata il teatro. Da bambina si esibiva in recite e messinscene per parenti e amici indossando un grembiule dal quale poteva facilmente tirar fuori gli oggetti per lo spettacolo. A sostenerla ci sono i suoi genitori, sempre inclini a favorire l’esuberanza della loro bimba.
Ma crescendo a Maria la scuola di declamazione per signorine inizia a stare stretta: a lei piace stupire gli altri e mettersi costantemente alla prova. Sceglierà altri tipi di studio, tutti ancora pionieristici per una donna alla fine dell’Ottocento, fino alla laurea in psichiatria e la fama arriva in fretta. La storia della donna che rivoluzionò la pedagogia e la scuola è la protagonista del libro “Aiutiamoli a fare da soli – Maria Montessori si racconta” (Editoriale Scienza, pp. 124, euro 12,90) scritto da Teresa Porcella e illustrato da Marta Pantaleo per la collana Donne nella scienza. La giovane Maria si appassiona anche alla politica e ai diritti per le donne, mentre le sue teorie sull’educazione e l’apprendimento dei bambini travalicano i confini italiani. Gestire il lavoro e la fama non è facile per una donna che ha un figlio e quando Maria diventa madre prende una decisione coraggiosa e discutibile che nel libro viene trattata con la dovuta sensibilità. Alla fine della storia sarà proprio il figlio Mario a fare luce su alcuni episodi della vorticosa vita della grande pedagogista riuscendo a donare un ritratto completo e sfaccettato della Montessori, determinata, carismatica, fragile e sempre grande comunicatrice.
Da una scienziata del passato a una scienziata del presente: Barbara Mazzolai è una biologa che studia da sempre la natura e i suoi meccanismi senza disdegnare le tecnologie ed è stata coordinatrice del progetto europeo che ha creato il plantoide, il primo robot pianta al mondo, capace di riprodurre il comportamento delle radici. È lei a rispondere alle domande di Federico Taddia nel libro “Perché i robot sono stupidi?” (Editoriale Scienza, pp. 96, euro 12,50), un manuale che spiega la robotica ai più piccoli con l’aiuto delle divertenti e animate illustrazioni di AntonGionata Ferrari. L’argomento è di grande attualità e affascina da sempre il mondo fantastico di letteratura, cinema e fumetti. Ma che cos’è un’intelligenza artificiale? Un computer può imparare nozioni e dati come uno scolaro? E, in definitiva, ha più bisogno l’uomo del robot oppure il robot dell’uomo? Nel libro scopriamo cosa c’è alla base delle tecnologie che usiamo ogni giorno da mattina e sera, impariamo che cos’è un algoritmo e veniamo a conoscenza di tutto ciò che sono in grado di fare i robot e anche di quelli che invece restano i loro limiti.
Taddia, come sempre nella collana Teste toste che si è aggiudicata in passato il premio Andersen, affronta la divulgazione scientifica intervistando l’esperto di turno: il dialogo che si crea in questo caso con Barbara Mazzolai permette di affrontare molti concetti anche difficili in maniera chiara e tra i vari argomenti si delinea un filo logico. I giovanissimi diventano lettori attivi potendo scegliere da soli il proprio percorso di lettura personalizzato, prediligendo una domanda a un’altra e muovendosi tra le pagine a seconda dell’argomento che preferiscono. Alcune curiosità, come quella sull’assistente vocale, conquistano facilmente anche gli adulti. —
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