La “riproduzione” di esseri umani non è sempre scelta consigliabile
Questa è una storia che arriva dal Canada e ne sono protagonisti immigrati tedeschi, caraibici e portoghesi, che s'incrociano, s'incontrano e si riproducono, generando nuovi, esplosivi, ibridismi culturali. Racconta della sedicenne Felicia, arrivata a Toronto all'inizio degli anni '70 da una non meglio identificata isola caraibica con la testa piena di leggende urbane di stupri e decapitazioni, e di Edgar, playboy tabagista trentenne, discendente da una ricca famiglia d'industriali tedeschi, che non parla correttamente l'inglese. Due mondi lontanissimi, le cui orbite non sarebbero destinate a incrociarsi e che invece collidono in una stanza d'ospedale dove sono ricoverate le madri moribonde dei due protagonisti.
Così s'apre “Riproduzione”, opera prima di Ian Williams (Keller editore, pp. 700, euro 20), ben tradotta da Elvira Grassi, costruita su un impianto quasi surreale e con uno stile vagamente sperimentale, salutata dalla critica statunitense come 'un capolavoro'. Nato a Trinidad nel 1979, Ian Williams è cresciuto a Brampton, in Canada. Prima di questo exploit narrativo, con cui nel 2019 s'è aggiudicato lo Scotiabank Giller Prize, ha pubblicato poesie e racconti, ha insegnato poesia alla School of Creative Writing dell'Università della British Columbia e è stato writer-in-residence all'Università di Calgary. Attualmente vive a Toronto dove insegna nella locale università.
Ma vediamo quali sono le conseguenze dell'incontro tra Felicia, mulatta, e il bianchissimo Edgar.
Quando la mamma di Felicia muore, la ragazza – priva di mezzi - si prende cura della Mutter di Edgar che, in cambio dei suoi servigi, anche sessuali, dà sepoltura alla madre di lei nel giardino della sua villa. Felicia, il cui mondo è costruito sui dettagli delle sue storie splatter e un'incrollabile fede nelle parole della Bibbia, si lascia abbindolare dall'evasivo Edgar, che le fa credere d'essersi fatto sterilizzare e che la sposerà. Quando resta incinta e anche Mutter muore, Felicia scopre che Edgar è già sposato, che è un irresponsabile e che preferisce frequentare donne a pagamento. Lui la mette alla porta e lei deve arrangiarsi senza l'aiuto di nessuno. Intanto dalla loro mésalliance è nato Army (ovvero Armistizio), un ragazzino che impariamo a conoscere quando è già un intraprendente adolescente con tutti i difetti e i tic del padre. Army e Felicia vivono in affitto nella casa di un ex insegnate, Oliver, uno sfortunato portoghese sposato con un'americana che, dopo avergli dato due problematici figli, Heather e Hendrix, è diventata grassa e insopportabile e dalla quale ha recentemente divorziato. I figli di Oliver passano col padre i mesi estivi e stringono amicizia con Army. Seguono altri sfortunati accoppiamenti, che riportano alla questione fondamentale attorno a cui ruota con ironia tutto il romanzo: forse al mondo ci sarebbero tanti problemi di meno se si facesse più attenzione con chi ci si accoppia. Traspare addirittura l'ipotesi che alcune persone farebbero meglio a non riprodursi proprio, visto che il risultato del connubio tra partner male assortiti è spesso il proliferare di vite disgraziate, dramma che tende a perpetuarsi nelle generazioni successive, che seguitano a mettere al mondo problematici outsider: tutti perfetti soggetti per un romanzo d'esordio. —
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