La storia d’amore della letteratura col mare, istante eterno

Michele Montorfano è un poeta lombardo con energiche letture filosofiche alle spalle. Lo dimostrano i suoi testi raccolti in “Mnemosyne” (Lietoclle), una raccolta perfettamente strutturata sulla possibilità di invertire i luoghi comuni con una tecnica precisa e una “crudeltà” che sarebbe meglio chiamare consapevolezza. “Consapevolezza” è una delle nozioni che permette di entrare nella visione, esaminata su più fronti, un’idea necessaria, fosse anche la coscienza di essere un agglomerato casuale e di poco senso. Pure il cuore diviene “zona,/ e polpa che si esplora”. Viene in mente Littell, c’è la stessa coraggiosa responsabilità del romanziere americano, capace di rovesciare le prospettive, di assumere uno sguardo molto più azzardato sulla Shoah: farcela vedere dalla parte dei carnefici. Montorfano sviluppa questa stessa dinamica, viene in mente come sia questione di pochi centimetri essere dalla parte della vittima o del carnefice.
Il suo consiglio: «“Racconti di vento e di mare” (Einaudi), curato da Giorgio Bertone. Da Moitessier a Camus, da Colombo fino a Pessoa e Carver, questo libro attraversa tutte le parole dedicate al mare cucendo stili e distanze e mostrandoci, tra i campi vuoti lasciati dai suoi frammenti, qualcosa che si posiziona a metà tra la crudeltà e una pratica di godimento. Non la pace delle onde o la forza aspra e brutale che rovescia le imbarcazioni, ma il sottile strappo che si arresta sul bordo di ogni parola prima di diventare febbre, prima di diventare letteratura. Ci mostra quell’infinito gioco senza un fine, perché il fine non è lo smascheramento ma ciò che retrocede nel discorso lasciandolo incompiuto. Il gioco della letteratura che guarda il mare come fosse un cadavere, perché non può che descriverlo dopo averlo abbandonato, e il mare che si allunga sulle parole come per conquistarne la terra. Due strade opposte, due nostalgie che si attirano, due ferite che si cercano, una dentro l’altra. Una storia d’amore che ci inchioda a quell’istante eterno e senza dubbi, come se ci vendicassimo di tutte le nostre incertezze». —
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