Lawrence Ferlinghetti versi e appunti di mezzo secolo in viaggio

il personaggioOrmai alla vigilia del centesimo compleanno, che cadrà in marzo 2019, Lawrence Ferlinghetti ripercorre in una serie di volumi una lunga e straordinaria carriera. A pochi mesi di...
1998 VENEZIA - IL POETA LAWRENCE FERLINGHETTI
1998 VENEZIA - IL POETA LAWRENCE FERLINGHETTI

il personaggio



Ormai alla vigilia del centesimo compleanno, che cadrà in marzo 2019, Lawrence Ferlinghetti ripercorre in una serie di volumi una lunga e straordinaria carriera. A pochi mesi di distanza dall’edizione americana escono così anche in Italia – terra d’origine dei Ferlinghetti – i “Greatest Poems”, una scelta di versi con testo originale a fronte da lui stesso selezionati (a cura di Leopoldo Carra, Mondadori, 328 pagine, 22 euro) e “Scrivendo sulla strada. Diario di viaggio e di letteratura” (il Saggiatore, 522 pagine, 42 euro) nel quale ha riunito gli appunti presi in oltre mezzo secolo di spostamenti da una parte all’altra del pianeta su navi, aerei, treni a vapore o scassatissimi furgoncini decisamente molto alternativi.

Il fondatore della Beat Generation, sottolinea Carra, emerge come un poeta estremamente nitido e rigoroso sotto il profilo espressivo, spesso lontano dai temi che ispirarono le invettive politiche dei suoi compagni di strada del movimento Beat. A ispirarlo sono soprattutto gli autori inglesi classici (Shakespeare, tra i rinascimentali) ai quali affianca Browning, Yeats e Dylan Thomas, mentre tra gli statunitensi emergono Whitman, Lowell e Sylvia Plath. Dal primo volume (“Immagini del mondo andato”, del 1955) sino al recente “Invettive, grida, risate” (2014) emerge in maniera netta un legame solidissimo con la tradizione e una approfondita riflessione sugli sviluppi della tecnica, lasciando spazio a dotti richiami con i testi con i quali dialoga a distanza.



L’impegno civile è invece con frequenza al centro degli appunti di viaggio. C’è spazio anche per l’Italia, dove Ferlinghetti ha spesso soggiornato. All’inizio degli Ottanta, ad esempio, è a Roma: riferisce del raduno di Castelporziano, definito “la nuova Woodstock” e si dice felice di aver potuto leggere i suoi versi davanti a un pubblico di almeno ventimila persone. Tra le cose da non perdere nella capitale inserisce il cimitero di Testaccio, dove va a vedere “dei tombe dei defunti illustri”. Quindi aggiunge: «Pare che se dici di essere un parente, ti lasciano entrare gratis. All’improvviso non sei più un turista nella terra dei morti, tra le legioni straniere». Alcuni giorni dopo riflette sulla condizione femminile nell’antichità: «Le donne romane non erano per nulla libere. Me ne sono accorto visitando la Villa di Adriano. In molte sono state costrette a rimanere per sempre in piedi con pesanti pietre rotte sulla testa. Talvolta era concesso loro di giacere, o erano sedotte e trasformate immediatamente in pietra. Sembrava una situazione senza possibilità di successo, come è ancora oggi per molte donne. Quanto poco siamo cambiati!». Un anno più tardi Ferlinghetti torna a Roma e resta affascinato dal cibo e dall’atmosfera dei quartieri popolari. «Il cielo – annota - è davvero viola o porpora in lontananza, oltre la collina, in questa città magnifica. L’ora violetta? Tutti sono bellissimi in questa luce. Molto, molto romantico».



Il volume propone un’eccellente sintesi della lunga vicenda biografica di questo intellettuale cosmopolita, nato negli Usa da madre francese, che partecipa allo sbarco in Normandia (ne dà brevemente conto nelle pagine iniziali) per poi diventare poeta e, soprattutto, garantire a decine di esponenti della beat generation la possibilità di far conoscere le loro opere attraverso la sua libreria di San Francisco, ancora in attività, e una piccola società editrice. Tra il 1944 e il 2010 Ferlinghetti ha visitato tutti i continenti, incontrando intellettuali, dittatori, rivoluzionari, fermandosi spesso a esplorare i quartieri popolari. Nei taccuini trova spazio ogni parte del mondo, dall’Africa al Messico, dalla Russia sottomessa alla dittatura di Stalin alla Spagna ancora franchista. Il paese più povero tra quelli visitati? «Mai visto niente di peggio della Bolivia, la gente vive in condizioni miserabili», afferma.



Nel libro non mancano i dettagli di una visita a Fidel Castro («un po’ surreale perché lui non parla inglese e io non conosco lo spagnolo»), dei confronti su letteratura e politica con Ezra Pound («un fascista poco sopportabile sotto il profilo politico, però un artista di genio») e con Pablo Neruda, con cui condivise vita quotidiana e battaglie in favore della libertà. La destra Usa lo ha ritenuto a lungo un militante comunista. Ferlinghetti afferma invece di essersi sentito in ogni circostanza un ribelle che nei viaggi trovava conferma dell’importanza di non piegarsi alle parole d’ordine dei regimi. Lo conferma quanto scrive al termine di un soggiorno in Urss: «Anniversario della rivoluzione. Vado in un cinema dove si proietta un film celebrativo di tre ore con il pubblico in silenzio. Un’esperienza davvero triste. Il comunismo è una tragedia».

I diari di Ferlinghetti testimoniano l’energia inesauribile di un artista che ha sempre amato andare di persona a osservare quanto stava accadendo nel mondo. Mantenendo la capacità di non mutare l’approccio se posava lo sguardo su distese di adunate oceaniche, minuscole gocce di pioggia, immense metropoli o baracche erette nelle foreste. Perché per lui il viaggio si è sempre rivelato, dice, «“una forma di meditazione, alla ricerca di ciò che è umano e di ciò che è eterno, in un canto fatto di incontri, parole, paesaggi». —

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