Le copertine degli Oscar Mondadori a firma di Tempesti e Klinz, due talenti giuliani al servizio dei libri
Negli anni ’50 e ’60 il pittore triestino e la grafica ed art director nata ad Abbazia disegnarono centinaia di copertine per la collana di tascabili contribuendo al loro successo. Dopo lungo oblio, ora il loro genio viene riscoperto

Quante volte abbiamo acquistato un libro solo perché ci piaceva la copertina? E quanti buoni libri abbiamo trascurato perché non siamo stati sedotti dal loro vestito? Quella combinazione di immagini, colori e caratteri non è soltanto una cornice del testo, ma serve a distinguere un titolo fra molti, a suggerirne il contenuto, a portarlo all’attenzione del pubblico. La copertina è la vetrina di un libro e la grafica editoriale è il laboratorio da cui può dipendere il successo di una collana. È il caso degli Oscar Mondadori, i tascabili che negli anni Cinquanta e Sessanta hanno rinnovato il mercato del libro e riscosso un successo strepitoso, condito da milioni di libri venduti. Dietro quell'exploit editoriale un ruolo importante lo ebbero un grafico triestino, Mario Tempesti, e una progettista nata ad Abbazia, Anita Klinz. Due percorsi diversi, approdati entrambi nella Milano della grande editoria: lui con la libertà del pittore, lei con la capacità di trasformare talenti e tecniche in un progetto riconoscibile.
A riportare l’attenzione sui due protagonisti è Andrea Tomasetig, libraio antiquario milanese di origine cividalese che sta raccogliendo altri materiali in vista di una mostra che lui sogna di realizzare a Trieste e sarebbe la prima dedicata insieme a Tempesti e Klinz. Un progetto che punta a restituire alla città due figure della grande tradizione triestino-giuliana, attive nella Milano dell’industria editoriale e a lungo rimaste nell’oblio, dal quale soltanto di recente cominciano a riemergere.
Il triestino Mario Tempesti (1917-1987) è autore di centinaia di copertine per le collane tascabili Mondadori degli anni Cinquanta e Sessanta, compresi i celebri Oscar; l’istriana Anita Klinz (1923-2013), prima art director dell’editoria italiana, è una protagonista dell’innovazione grafica del dopoguerra. La raccolta di Tomasetig offre così una prospettiva concreta di ricerca e valorizzazione: ricostruire attraverso i materiali il contributo di entrambi alla storia della grafica editoriale.
Il profilo di Tempesti ricostruito da Gianni Brunoro e il volume di Luca Pitoni “Ostinata bellezza. Anita Klinz, la prima art director italiana”, pubblicato dalla Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, consentono intanto una lettura parallela. Non occorre immaginare un sodalizio: il punto d’incontro è il lavoro sull’immagine editoriale, in una stagione nella quale il libro deve raggiungere un pubblico sempre più vasto senza rinunciare alla qualità della propria forma.
Nato a Trieste nel 1917, Tempesti manifesta prestissimo la vocazione al disegno. Il suo ingresso nell’orbita del «Corriere dei Piccoli» ha il passo di una piccola leggenda professionale. Ancora ragazzo presenta i propri lavori alla redazione; il direttore fatica a credere che siano suoi. Poi vengono gli spostamenti, Firenze, Roma, infine Milano; le collaborazioni con Nerbini, i fumetti d’avventura, l’umorismo, le copertine dei romanzi. Il collega Fernando Carcupino ne ricorda la familiarità con Kokoschka, Schiele, Klimt, con le avanguardie e il cubismo. Quella familiarità con la modernità figurativa mitteleuropea non rimane una citazione colta, diventa uno strumento operativo. Entra nelle prospettive, negli arredi, nella costruzione dei volti.
Anita Klinz, nata ad Abbazia nel 1923, arriva invece a Milano dopo una formazione artistica a Praga, in un ambiente raggiunto dagli influssi della Bauhaus. Comincia nel periodico «La vispa Teresa» ed entra in Mondadori nel 1951, trovandovi un’impresa che produce libri, riviste, collane da edicola. Nell’esperienza di «Epoca» incrocia Bruno Munari. Il rapporto fra arte e industria, fra invenzione individuale e riproducibilità, è il problema quotidiano. Il suo lavoro consiste nel capire quale linguaggio serva a un libro, a una collana, a un pubblico, e nel chiamare le persone capaci di realizzarlo. Ferenc Pintér, Karel Thole, Bruno Binosi, Peter Goegl: personalità differenti, da accordare senza spegnerle. L’art director lavora proprio in questa zona, poco visibile al lettore ma decisiva, nella quale un’intuizione deve diventare un sistema.
Se Tempesti costruisce l’immagine attraverso il gesto, Klinz ne governa le relazioni. Il titolo con la figura, un volume con gli altri della serie, la copertina con l’oggetto intero. Illustrazione, fotografia e tipografia non sono scuole contrapposte. Intanto Tempesti passa dai manifesti cinematografici alle riviste, dalla pubblicità alle grandi collane. Per Mondadori realizza copertine dei Libri del Pavone e partecipa da protagonista alla prima stagione degli Oscar. Il suo lavoro accompagna dunque un passaggio essenziale: il romanzo che si avvicina a nuovi lettori anche attraverso l’edicola. La copertina deve farsi notare, promettere una storia, dare consistenza visiva a nomi e titoli. Ma non per questo deve diventare sbrigativa.
Anche quella di Klinz è un’intelligenza delle mani: disegnare, ritagliare, accostare, incollare. Nelle copertine per Il Saggiatore, l’impresa fondata da Alberto Mondadori nel 1958, la sperimentazione trova uno spazio particolarmente fertile, mostra come una collana possa esprimere un’identità senza ripetere meccanicamente la stessa soluzione.
È qui che i due percorsi, pur restando distinti, si illuminano a vicenda. Tempesti ricorda che la comunicazione di massa può custodire l’impronta di una mano; Klinz dimostra che il progetto collettivo non è il contrario dell’autorialità. Entrambi contribuiscono a rendere familiare la qualità visiva, a portarla fra gli oggetti ordinari. Un libro acquistato per leggere una storia diventa anche incontro con una composizione, un colore, una forma.
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