Le indagini di Charitos un cavallo di Troia per scoprire i mali della Grecia di oggi

La crisi è finita, andate in pace. Da una parte c’è una classe politica che in Grecia dispensa menzogne assicurando che il Paese è in piena ripresa economica, tanto che sarebbero arrivati numerosi investitori stranieri, dall’altra c’è una consistente parte del popolo che è rimasta indietro. Che è ridotta in povertà. Che ha fame. Un malcontento che non può che alimentare forti tensioni sociali. Questo è lo scenario del nuovo romanzo di Petros Markaris (“L’omicidio è denaro”, La nave di Teseo, pagg 310, 19 euro), ormai con i suoi 83 anni, il grande vecchio del noir europeo, quello mediterraneo, dopo la morte dell’amico Andrea Camilleri. La situazione economica della Grecia resta sotto la lente di ingrandimento dello scrittore che si serve del meccanismo narrativo del giallo per raccontare ben altre questioni che gli stanno più a cuore. A lui e alla sua gente. Ma c’è anche una piccola “finestra Italiana” sul movimento delle “sardine” che sembra incuriosirlo molto.
Il suo “ventriloquo” alla fine è sempre l’empatico poliziotto Kostas Charitos, il quale a furia di risolvere casi si è meritatamente guadagnato i galloni di vicedirettore della centrale di polizia di Atene. L’ex commissario è in un fase felice della sua vita familiare in cui vorrebbe godersi di più il piccolo nipotino Lambros affidato durante il giorno a nonna Adriana (cuoca da Masterchef) visto che la figlia Caterina e il genero Fanis sono molti impegnati con il lavoro. Markaris è un vero equilibrista, riesce a far convivere crimini efferati con rassicuranti quadretti di famiglia in un interno. Ed è questo uno dei punti dei forza dei suoi noir: la vita normale accanto al Male. Anche allo scomparso svedese Henning Mankell, pur geograficamente molto lontano, riusciva bene questo giochino.
Charitos questa volta è preso tra due fuochi. Il poliziotto vuole dare una mano, anche per tenerlo sotto controllo, al suo amico Zisis, vecchio militante di sinistra, sempre schierato dalla parte degli ultimi. Ha creato un movimento dei poveri formato da chi vive in condizioni estreme e da immigrati che stentano a inserirsi nel tessuto sociale. Charitos riesce a infiltrare un poliziotto nel movimento con l’assenso del suo amico capopopolo perciò che la situazione non sfugga di mano durante le manifestazioni di protesta in piazza. Ma l’ex commissario si trova presto risucchiato in un’inchiesta che per le sue implicazioni potrebbe squassare il Paese. Una scia di omicidi che vedono come vittime stranieri che intendevano investire in Grecia. Il primo a essere accoltellato mortalmente è un manager arabo il quale aveva in progetto di realizzare un villaggio turistico in una zona dove sorge un centro per gli immigrati. Un’indagine al buio con scarsi indizi, un solo testimone che all’ora dell’omicidio ha sentito una voce che cantava una canzone sui soldi. L’Arabia Saudita fa pressione sul goveno ellenico per avere spiegazioni e Charitos e il suo gruppo si trovano a fare gli straordinari per cercare di venirne a capo. Intanto il sangue continua a scorrere sempre per mano dello stesso accoltellatore che lascia a terra senza vita un immobiliarista cinese. Un affarista che girava per i quartieri di Atene per comprare case, pagando cash, a un valore superiore a quello di mercato per poi affittarle. Una mazzata anche per la polizia che almeno in questa occasione trova alcune persone che sostengono che nei giorni precedenti al delitto una ragazza chiedeva in giro notizie del cinese. Una probabile complice dell’assassino? Indubbiamente uno dei casi più difficili per Charitos. Nei gialli e nei noir meno si racconta è meglio è, per cui ci fermiamo qui. Lo schema narrativo di Markaris è ipercollaudato, funziona sempre. Forse negli anni ha perso un po’ di ritmo e di smalto ma è possibile che sia una mossa intenzionale quella di annacquare le sue storie per dare anche ampio spazio al suo quadretto familiare, che permette al lettore di respirare e per parlare dei problemi reali del suo Paese. In fin dei conti resta sempre il sospetto, abbastanza fondato, che le crime story non lo appassionino granchè, ma continuano a essere il suo cavallo di Troia per far passare tutto il resto. —
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