L’estate in fuga di Miriam Toews con un furgone in cerca di felicità

Quella dei Mennoniti è una comunità religiosa che ha radici nel lontano 1536 e oggi conta un milione e mezzo di adepti. Tensione alla purezza, alla carità, al distacco dal mondo, quindi molte regole e mille proibizioni. Da tutto questo è fuggita a diciott’anni Miriam Toews, che oggi è una delle scrittrici canadesi più note ed amate. Tra i suoi sette romanzi vanno assolutamente citati Donne che parlano, ispirato ad un fatto reale e in cui un gruppo di donne discute in un fienile su come reagire ad uno stupro di gruppo avvenuto nella loro comunità mennonita, e I miei piccoli dispiaceri in cui Toews racconta di due sorelle. La più brava e talentuosa si suicida così come hanno fatto il padre malato di depressione e la sorella della scrittrice. Temi intensi che Toews affronta sempre con la leggerezza dell’intelligenza, riuscendo a farci sorridere del ridicolo che ammicca da ogni tragedia. Marcos y Marcos, che ha meritoriamente pubblicato tutti i suoi libri, presenta adesso l’opera prima “La mia estate fortunata” (traduzione di Carla Tarolo, pagg.302, Euro 18,00) che è molto chiaramente ispirato alla sua fuga ribelle dalla comunità in cui è cresciuta. Lucy, la voce narrante del libro, ha un figlio piccolo che ha chiamato Dillinger e di cui non conosce il padre per le troppe frequentazioni del periodo in cui l’ha concepito. Si ritrova a vivere in una casa popolare che si chiama Have a Life (fatti una vita), ma che le inquiline chiamano Half a Life (mezza vita) che raccoglie soprattutto madri single di tutti i tipi e formati che vivono di sussidi. Tra Mercy che si chiama così perché l’ultima cosa che la madre ha visto del padre dopo avergli detto che era incinta è stata il baule della sua Mercedes, Betty la Pazza che ingoia diciassette pastiglie al giorno, Sara che tace dopo le violenze subite e comunica solo con post it, il faro di Lucy diventa Lish, due figlie da un uomo e due gemelle da un altro, artista di strada perso per strada. Lish porta un ragno sul cappello e si prende quello che vuole, ma le manca quel mangiafuoco di cui le resta un ritaglio di giornale, lui che spezza una catena con il torace: come Zampanò nella Strada, le dice. E siccome il suo benessere è legato a quello di Lish, Lucy cercherà d’impeto di costruirle una speranza. E questo porterà ad un improbabile viaggio su un improbabile furgone, due donne e cinque bambini alla ricerca, forse, della felicità. —
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