L’intoccabile routine “cucita” addosso

Sono davvero pochi gli autori mainstream capaci di coniugare estetica, rigore formale e grande narrazione, senza che nessuno dei tre elementi prevarichi sugli altri. Due di loro compaiono nella cinquina dei migliori registi agli Oscar 2018: Christopher Nolan col capolavoro di guerra “Dunkirk” e Paul Thomas Anderson con “Il filo nascosto”, un film di eccezionale bellezza, magari ostico o disturbante, ma che regala un’esperienza di cinema assoluta. Anche solo perché potrebbe essere l’ultima interpretazione di Daniel Day-Lewis, come l’attore ha dichiarato tempo fa.
È la storia di Reynolds Woodcock, stilista-star della Londra anni ’50. Puntiglioso, ossessionato dalla sua intoccabile routine quotidiana, vive con un re nella corte di sarte della sua maison. Il suo rapporto con le donne è ambiguo: le ama, le veste con straordinaria attenzione, ma sembra che solo due figure femminili siano davvero importanti per lui, la sorella maggiore (Leslie Manville), con la quale ha una relazione di dipendenza psicologica, e la madre defunta, il cui ricordo non lo abbandona mai. Tutto cambia quando nella sua vita entra la cameriera Alma (Vicky Krieps), della quale s’innamora e che porta con lui nella maison. Alma sembra fragile, e lui pare dominarla. In realtà, però, Woodcook ha bisogno di lei: solo Alma può farlo abbandonare, curarlo dall’assillo del controllo.
Anderson è un maestro della forma e della stratificazione narrativa. Qui nasconde i significati, allude, incrocia psicanalisi e atmosfere hitchcockiane, mélo e thriller (supportato dalle musiche con grande orchestra di Jonny Greenwood dei Radiohead). Da sempre i suoi film esprimono la necessità dell’espiazione, spontanea o obbligata: basti pensare alla risolutiva pioggia di rane in “Magnolia”, ma anche all’incidente del piccolo H.W. che punisce l’avidità del padre ne “Il petroliere”. Anche Reynolds ha bisogno di espiare una vita cucita, per seguire la metafora, nelle trame sterili della disciplina propria e altrui, nella reiterazione che placa le nevrosi. Il suo rapporto con Alma può sembrare estremo ma esemplifica i rapporti di potere, abbandono, dipendenza reciproca e calcolo razionale di ogni relazione amorosa. Sei nominations all’Oscar: film, regista, protagonista, attrice non protagonista (Manville), costumi e colonna sonora.
(el. gr.)
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