L’obiettivo di Eve Arnold da Marilyn e Marlene alle donne di Harlem

il percorso
Non voleva essere una donna fotografa, ma un fotografo donna, con tutto il mondo dispiegato davanti alla sua macchina fotografica: Eve Arnold è stata una grande fotografa, insieme a Inge Morath, tra le prime a entrare a far parte della celebre agenzia Magnum, nel 1951. La Casa-Museo di Villa Bassi, nel cuore di Abano Terme, dedica a lei un’ampia retrospettiva, tutta al femminile: “All about women”.
Dalle donne afroamericane del ghetto di Harlem, all’iconica Marilyn Monroe, a Marlene Dietrich, alle donne nell’Afghanistan, l’intensità e la potenza espressiva degli scatti di Eve Arnold attraggono l’occhio di chi guarda rendendolo partecipe del suo desiderio di conoscere, della sua voglia di raccontare.
«Sono stata povera e ho voluto documentare la povertà. Ho perso un figlio e sono stata ossessionata dal tema della nascita. Ero interessata alla politica e volevo sapere come influenzava le nostre vite. Sono una donna e ho voluto conoscere le donne».
Guidati dalle stesse appassionate parole di Eve Arnold, in un allestimento che dialoga con gli spazi della villa in maniera originale e suggestiva, si scoprono le sue immagini prevalentemente in bianco e nero, alternate ad alcune stampe a colori, volte a narrare l’universo femminile nelle sue più varie e affascinanti sfaccettature.
Nata a Philadelphia nel 1912 da genitori russi immigrati, il suo nome da nubile era Eve Cohen. Dopo aver sposato Arnold Arnold, di cui manterrà il cognome anche dopo il divorzio, nel 1948 partecipa a un corso di fotografia alla New School for Social Research di New York tenuto, tra gli altri, da Alexey Brodovitch, allora direttore di Harper's Bazaar. Il suo primo importante lavoro riguarda il backstage e le passerelle delle sfilate che si svolgono nel quartiere di Harlem, con modelle di colore e giovani stilisti emergenti afroamericani. Il servizio, giudicato scandaloso, viene rifiutato dalle riviste americane ma pubblicato nel ‘51 dal londinese Picture Post. Sono proprio gli scatti newyorkesi a colpire Henri Cartier-Bresson che nello stesso 1951 invita Eve Arnold a collaborare con la Magnum. L’anno successivo, trasferitasi insieme al marito e al figlio Francis a Long Island, inizia il reportage “A baby's first five minutes” dove racconta i primi cinque minuti di vita dei piccoli nati al Mother Hospital di Port Jefferson. Sarà il suo progetto più toccante, il più intenso e poetico; a Villa Bassi l’immagine delle due mani di una madre e di un bambino che si tengono, riempie di sé un’intera sala.
Entra quindi in contatto con le principali celebrities di Hollywood. In sostituzione del collega Ernst Haas, la Magnum le assegna l’incarico di fotografare Marlene Dietrich alla Columbia Records di New York durante sei ore di registrazione di alcune canzoni care alle truppe alleate: da mezzanotte, come da indicazione dell’astrologo della Dietrich, fino all’alba.
Il suo primo servizio fotografico su Marilyn Monroe è del ‘55 su una spiaggia di Long Island; l’ultimo del ‘60 nel Nevada, durante le riprese del film “Gli spostati” di John Huston. Anche Joan Crawford, Silvana Mangano e Sophia Loren (in mostra in uno scatto che la ritrae accanto a Charlie Chaplin) si presteranno all’obiettivo di Eve Arnold.
Tra il 1969 e il ‘70 è in Afganistan e in Egitto per il progetto “Behind the Veil” dedicato alle donne di diversa estrazione sociale. Successivamente sarà in Sud Africa per un reportage sull’apartheid e in India, a fianco dello scrittore inglese Bruce Chatwin, per fotografare Indira Gandhi. Nel ‘79 si reca in Cina, viaggiando da Pechino alla Mongolia, passando per il Tibet. Sempre negli anni ’70 realizza una serie di scatti intitolata “Frantic housewife”, riguardante i gesti quotidiani di una casalinga londinese. Morirà nel gennaio 2012, all'età di 99 anni.
La mostra, curata da Marco Minuz e promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune di Abano Terme, da Suasez e da Magnum Photos, con CoopCulture, rimarrà aperta fino al 6 dicembre. —
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